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Edoardo e Rosolina o le conseguenze del 1861 – Giuseppe Buttà


Dall’autore di “Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta” una delle più irriverenti descrizioni dell’Italia dopo l’Unità

Edoardo e Rosolina

Autore: Giuseppe Buttà
Titolo: Edoardo e Rosolina
Collana: Pillole per la memoria
Isbn: 978-88-96576-12-0
Pagine: 396
Formato: 15×22 cm
Copertina: morbida
Prezzo: € 18,00
Prezzo ePub: € 3,30
Protezione ePub: nessuna

Edoardo Desmet è il giovane rampollo di una nobile famiglia francese di origini napoletane. Nel 1866 intraprende l’agognato viaggio in Italia, felice di poter finalmente vedere il Belpaese unito e redento sotto lo stemma dei Savoia. Scoprirà presto che la realtà è ben diversa da come l’immaginava…

Con Edoardo e Rosolina, pubblicato nel 1880, Giuseppe Buttà chiude il cerchio della sua opera, attraverso un originale misto di narrativa e pamphlet che costituisce un seguito ideale del Viaggio da Boccadifalco a Gaeta. Il brigantaggio, l’Aspromonte, la breccia di Porta Pia: nessuno dei principali avvenimenti della storia d’Italia dal 1861 al 1870 sfugge al racconto sarcastico di una delle voci più polemiche dell’antirisorgimento.

Dalla prefazione:

Certo, Buttà in Edoardo e Rosolina non va tanto per il sottile. Non solo non recede di un passo dalle sue idee conservatrici, monarchiche e ultra-cattoliche, confermando la sua natura di anti-Don Blasco di cui parlavamo al principio; ma a questo aggiunge il rincaro del sarcasmo già esibito nel Viaggio. Basti pensare all’ironia che getta a pioggia sulla figura di Garibaldi, contro cui aveva personal­mente combattuto nel 1860-61. Quello che per tutti è l’Eroe dei Due Mondi, viene da Buttà chiamato in successione: “eroe da commedia”, “fanfarone”, “Don Chisciotte”; dopo i fatti di Aspromonte e la celebre palla di fucile alla gamba, diventa “l’eroe zoppo” e più avanti “lo sciancato di Caprera”. Fino a una delle ultime pagine, dove addirittura lo definisce “peggio del colera”. Quando raccon­ta la disfatta di Mentana del 1867, l’ironia del prelato si scaglia contro il motto garibaldino “O Roma o morte“, che, a seguito della sconfitta e della fuga dell’Eroe, diventa per lui “Né Roma né morte“.
E il lettore, qualunque sia il suo pensiero, dovrà ammettere che questi passi sono i più efficaci.

LEGGI L’INTERA PREFAZIONE


Giuseppe Buttà (1826-1886) siciliano di Naso (Messina), fu cappellano militare del 9° Cacciatori dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie. Dopo l’unità d’Italia andò in esilio a Roma, dove intraprese la carriera di scrittore con le memorie Un viaggio da Boccadifalco  a Gaeta, cui seguì I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli.

Edoardo e Rosolina
        

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