1 novembre: la Sistina svelata

di Marcello Donativi | 1 novembre 2012 | Archiviato in Almanacco del giorno dopo
Michelangelo Buonarroti

A dare retta al Vasari, tra il 1508 e il 1512 Michelangelo Buonarroti e papa Giulio II non fecero altro che giocare a nascondino.

Non era imprevedibile che bisticciassero due personalità così forti. Da una parte uno degli artisti più famosi dell’epoca, come tutti i geni fin troppo consapevole delle proprie qualità; dall’altra un papa conosciuto più per le imprese militari che per le benedizioni alla folla. E dopotutto il secondo aveva sfidato il primo.

E sì, perché non era una scommessa da poco commissionare una serie di affreschi a un artista che era conosciuto e apprezzato, ma come scultore, non come pittore. Invece Giulio II si era incaponito, non aveva ascoltato né i pareri contrari degli esperti, né le perplessità dello stesso interessato, e la decisione era presa: Michelangelo avrebbe ridecorato la volta della Cappella Sistina.

Il toscano si era subito dato da fare. Aveva fatto venire su da Firenze alcuni colleghi maggiormente esperti nell’arte pittorica, per supporto e consiglio; aveva iniziato a lambiccarsi il cervello per trovare la soluzione più adatta per lavorare a una volta così alta. Ma alla fine decise di fare di testa sua per tutto, congedò i consiglieri, si occupò personalmente di progettare le impalcature, e soprattutto si rinchiuse nella cappella. Nessuno doveva vedere l’opera prima che fosse completata.

Grande fu lo stupore del papa quando un giorno si presentò alle porte della Sistina e si vide chiudere la porta in faccia: “ordini di Michelangelo”.

E qui inizia il gioco tra i due. Una partita fatta di astuzie e trabocchetti, che, se non sapessimo appartenere a due simili personaggi storici, potremmo attribuire con facilità a una coppia di bambini. Giulio II moriva dal desiderio di sbirciare l’opera in fieri, Michelangelo si intestardiva a impedirglielo. Custodiva gelosamente le chiavi, le affidava soltanto a gente fidata, della quale però tutto sommato non riusciva a fidarsi del tutto. E infatti un giorno decise di mettere alla prova la lealtà di chi gli stava attorno. Finse di dover partire per qualche giorno, lasciando le chiavi ai suoi garzoni con mille raccomandazioni che le custodissero gelosamente. I manovali, comprensibilmente, non seppero rifiutare a Giulio II l’occasione di entrare nella cappella. E proprio il papa in persona aprì la porta; ma, come sporse la testa dentro, dovette fare marcia indietro perché un Michelangelo furioso, nascosto all’intero, aveva preso a lanciargli ogni cosa addosso.

O almeno così ce la racconta Giorgio Vasari, e a noi piace credere a questa scenetta da film muto.

Quella volta Michelangelo temette di averla fatta grossa, tant’è che si allontanò davvero da Roma per sfuggire all’ira del papa. Ma poco tempo dopo fu perdonato e richiamato.

E si poté così arrivare al 1 novembre 1512, esattamente 500 anni fa, quando la Cappella Sistina fu ufficialmente svelata al mondo. Svelando il genio, o sarebbe meglio dire il tormento e l’estasi, che l’avevano generata.

Certo, mancava ancora la parete dell’altare, con il Giudizio Universale. Ma a quello Michelangelo si dedicò soltanto venti anni più tardi. E fu un altro braccio di ferro con un altro papa.

Nota bibliografica: gli episodi narrati sono tratti da Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architetti, Firenze 1550; il video seguente invece da Il tormento e l’estasi, film di Carol Reed del 1965, tratto dall’omonimo romanzo di Irving Stone.

   
   
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