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10 modi per fare soldi facili con l’editoria

di Marcello Donativi | 30 novembre 2009 | Archiviato in: divagazioni, il mestiere del libro 

10 modi per fare soldi facili con l'editoria

1.
Apro una casa editrice e mi dichiaro disposto a valutare romanzi e racconti inediti. Qualunque cosa venga spedita, la accetto. Dopo una sommaria lettura invio una lettera all’autore, dicendogli che è un’opera interessante e ben scritta come poche; ma purtroppo l’editoria è in crisi e bla bla bla, quindi saremmo felici di pubblicarla ma solo se lui contribuisse alle spese. Si stila un contratto in cui l’autore si impegna ad acquistare un certo numero di copie (200? 300?) a un prezzo “scontato”. Lo sconto in realtà è una bufala: non essendoci né distributore né libreria di mezzo, in ogni caso io su quelle copie intasco fino anche l’80% del prezzo di copertina, e mi bastano non solo a coprire la stampa delle altre (poche) copie da mandare in libreria, ma anche a farmi un bel gruzzolo.

Il libro è impaginato sommariamente: il testo, senza una vera correzione di bozze, è direttamente copiato nella gabbia con tutti i refusi e i caratteri non uniformati. La copertina, magari, la facciamo scegliere all’autore, così è più contento.

Dopo un anno il libro, mal fatto e mal distribuito, viene ritirato dal catalogo.

2.
Variante della 1: quando il libro viene ritirato dal catalogo, contatto nuovamente l’autore. Mi dichiaro immensamente dispiaciuto che l’opera non abbia avuto successo e gli propongo di acquistare le copie in esubero; altrimenti verranno mandate al macero. Gli applico il solito sconto e altri soldi arrivano in cassa.

3.
Altra variante della 1: in effetti stampo solamente le 200 copie che vendo all’autore. Per il resto, gli faccio credere di averlo distribuito in libreria. Occhio ché questa variante può essere illegale, se nel contratto è specificata la dimensione della prima tiratura.

4.
Questo accadeva nella casa editrice in cui lavorava una mia amica. Inauguro una collana che – mettiamo una volta l’anno – pubblica una raccolta di racconti di autori esordienti. I 20/30 racconti sono scelti un po’ a caso tra le vagonate di proposte che arrivano. Solita lettera lusinghiera per attrarre l’aspirante scrittore, ma questa volta non c’è nessuna richiesta di soldi. L’opera viene pubblicata davvero a spese dell’editore. Dov’è il barbatrucco, allora? Semplice: ogni autore porta con sé almeno 10/15 copie, tra quelle che compra lui per regalarle in giro e quelle che fa comprare ad amici e parenti. 15 copie per 20 autori fanno già 300 copie vendute assicurate. Soliti giochi sulla tiratura ed è fatta…

5.
Consueto appello agli autori esordienti a inviare le loro opere nel cassetto. Esiste solo una condizione: chi vuole sottoporre un romanzo, deve prima necessariamente acquistare un titolo del catalogo dal sito. Un furbata niente male: se tutti quelli che ti mandano un testo comprassero almeno una copia, potresti diventare la Mondadori nel giro di sei mesi.

6.
Quello che Umberto Eco chiamava APS (Autore a Proprie Spese)W, è molto spesso piuttosto un EPS (Ente a Proprie Spese). Divento cioè un editore specializzato nel pubblicare volumi su finanziamento di enti, università, fondazioni etc. Detto in poche parole, la Fondazione Vattelapesca mi contatta perché vuole pubblicare un interessante studio sui sassi lisci nel greto del fiume Fuffa. Invece di rispondere che una simile pazzia non troverebbe mai spazio in nessuna collana, mi offro di pubblicarlo in cambio di 6-7000 euro. Sapete, per coprire le spese… Dal momento che di solito questi enti hanno meno problemi di soldi degli esordienti, mi pagano senza battere ciglio. E via, si stampano 300 copie: quelle che non marciranno in magazzino, marciranno sulla scrivania di qualche assessore. Il tipico regalo di Natale indesiderato.

7.
Bandisco un concorso di scrittura. I partecipanti, dietro corrispettivo di una modica (modica?) cifra potranno inviare la loro opera nascosta nel cassetto ed essere valutati da una giuria selezionatissima. Premio: la pubblicazione dell’opera. Magari pubblicizzo il tutto con qualche slogan come: Esci dall’anonimato! Alla fine scelgo a casaccio il vincitore, tra le opere meno orrende, e lo pubblico davvero: con tutti i soldi che ho intascato di iscrizione, stampare una tiratura ridicola destinata al macero non mi costa nulla.

8.
Variante che combina i punti 4 e 7: bandisco un concorso di scrittura, ma senza tassa di iscrizione. Il concorso però è dedicato ai racconti inediti, che verranno inseriti in una antologia. Per il resto si segue il percorso del punto 4.

9.
Parallelamente all’attività della casa editrice, organizzo un Master per Redattori Editoriali. Preparo del materiale pubblicitario in cui faccio credere che: * questa è la professione del futuro; * nel settore ci sono enormi possibilità di trovare un lavoro; * lavorare nell’editoria è facile, bastano una scuola media fatta bene e il mio master. Il corso costa in media 10 euro l’ora, quindi si può chiedere dalle 700 alle 2000 euro, a seconda della durata. In alcune varianti, infatti, si ritiene sufficiente anche una sola settimana – però è full immersion. Pensateci bene: posso intascare in un colpo fino a 60.000 euro, solo per tenere occupate una trentina di persone parlando loro vagamente di quanto sia in crisi il mercato editoriale.

10.
Variante della 9: alla fine del master è previsto come premio il periodo di stage. Si può scegliere di accogliere tutti i partecipanti al corso – il che attira più iscritti – o solo i migliori, scelti con un esame burla. I prescelti passeranno 3 mesi in redazione a svolgere la manovalanza più bassa, il tutto senza ricevere una lira. Però, se ci pensate bene, a suo tempo hanno pagato il corso: quindi, tirando le somme, c’è gente che ha pagato per avere il privilegio di lavorare gratis. Se questo non è genio, non so proprio cosa possa esserlo.

Non dimenticate però un dettaglio importante. Ogni volta che inviate una lettera a un aspirante autore, a un aspirante studente, stagista o chi so io, ricordate di concluderla sempre con la seguente formula: Aiutaci anche tu a portare avanti il nostro piccolo sogno.

   
Contatta l'autore: Marcello Donativi



3 commenti a “10 modi per fare soldi facili con l’editoria”

  1. Rouletter
    28 aprile 2010

    Ciao! ma voi conoscete seriamente un sistema per guadagnare online? Grazie

  2. Marcello Donativi
    3 dicembre 2009

    E’ un discorso molto complesso. Chiaramente in questo post faccio del sarcasmo, il che rende le cose più facili; la realtà è molto più sfumata. C’è però da dire che questi editori esistono e, pochi o molti che siano, fanno del male non solo agli autori ma anche alla reputazione della categoria. E’ un qualcosa con cui mi sono scontrato anch’io: ormai molta gente, quando incontra un editore, per prima cosa mette la mano al portafogli, come Totò davanti all’onorevole Trombetta…
    Ripeto: ci sarebbe molto da dire, anche in risposta alle tue domande, e spero con il tempo di approfondire questi argomenti. Tra l’altro, se mi parli di print on demand e di ebook, tocchi due tasti particolari, perché alle Edizioni Trabant abbiamo deciso di adottare entrambi questi strumenti. Lo facciamo in quanto li riteniamo interessanti e utili; ma allo stesso tempo cerchiamo un compromesso con forme di editoria più tradizionale, perché ci sono vari aspetti che non ci convincono a pieno. Primo fra tutti il concetto di “auto-pubblicazione”: diventare editori di sé stessi viene percepito da molti come l’unica soluzione, e però priva il prodotto-libro di quel lavoro di squadra specializzato che ne garantisce la qualità. E in fondo, se a scuola gli alunni si mettessero i voti da soli, verrebbero promossi tutti a pieni voti…
    Qui lo spazio è poco per argomenti così vasti. Ti invito perciò a continuare a seguirci. Cercheremo in futuro di discutere più a fondo questi temi.

  3. loscaminitos
    1 dicembre 2009

    il genio sei tu, caro Marcello; in pratica ho letto “tutto quello che avresti voluto dire su certi editori e non hai mai osato farlo”; c’è una tale profonda verità nel tuo decalogo… invito tutti a non pensare che sei cinico… A questo punto ti chiederei un paio di approfondimenti che, al momento, mi stuzzicherebbero il cervello: 1) che ne sai del print on demand? 2) che ne pensi degli e-book?
    Altre bufale? Nuove trappole per polli narcisisti?
    Ed infine: esiste oggi, secondo te, un modo “onesto” per vedere pubblicata della buona letteratura? Perché, sai, mi viene anche da pensare a certi grandi editori, quelli famosi, che di certo non usano quei mezzucci che tu descrivi, ma un ben più raffinato sistema che guarda solo al marketing ed alla domanda del momento: se vanno di moda le “autobiografie” delle veline o dei calciatori si pubblicano quelle… Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ovvio, ma certe volte, quando entro in libreria e sfoglio qua e là leggendo gli incipit un po’ di sospetto mi viene.
    Pensa che avevo immaginato che la paziente teoria dei “piccoli passi” (los caminitos) abrebbe potuto ripagare chi, come me, cultore della buona letteratura, ha destinato molto del suo tempo a leggerne, arrivando poi a cimentarsi nello scrivere. Se io abbia prodotto qualcosa di buono o delle emerite …ate non so; fatto sta che se provo ad inviare prose agli editori mi ritornano commenti smielati, elogi di plastica che subito mi nauseano, per cui finisce che fuggo a gambe levate davanti ad ogni loro “offerta”; al tempo stesso il filtro che gli editori forse più seri frappongono agli autori esordienti è forte e preciso, tanto che mi sembra invalicabile: non leggono né leggeranno nulla di ciò che hai prodotto perché si fidano solo di autori che hanno già pubblicato; e c’è quel povero cane che, in un modo o nell’altro, da decenni si morde la coda….

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