30 ottobre: e i marziani sbarcarono nel New Jersey

di Marcello Donativi | 30 ottobre 2012 | Archiviato in Almanacco del giorno dopo
Orson Welles

Secondo quanto riportato dal New York Times del 1 novembre 1938, è un uomo con la barba sfatta e l’aria di chi ha dormito poco il ventiquattrenne costretto il giorno prima a tenere una conferenza stampa di giustificazione presso gli studi della CBS. Accecato dalla luce dei flash (ci piace immaginare i giornalisti vestiti come nei noir anni ’30, con il cartellino ‘press’ sul cappello), il giovane regista teatrale Orson Welles ha dovuto spiegare all’America che non era sua intenzione far credere che il 30 ottobre fosse davvero avvenuta un’invasione marziana.

Troppo il clamore suscitato. Diverse autorità locali avevano ufficialmente protestato nei confronti della CBS per avere avuto le linee telefoniche intasate dalle chiamate di cittadini in preda al panico. La Commissione Federale per le Comunicazioni aveva già richiesto all’emittente i nastri del programma radiofonico, in vista di un’indagine. E il responsabile della programmazione si era trovato costretto a promettere che mai più si sarebbero utilizzati finti notiziari nelle sceneggiature dei radiodrammi.

Orson Welles, nonostante l’aspetto teso, recita la sua difesa. Il programma radio che ha mandato in onda il il giorno prima non era uno scherzo, ma un adattamento del romanzo La guerra dei mondi di H.G. Wells. Più volte, non soltanto all’inizio e alla fine del dramma, ma anche nelle parti centrali, un annuncio ha avvertito trattarsi di finzione e non di un reale notiziario. La data dell’avvenimento riportato era oltretutto futura, essendo la storia ambientata nel 1939. Alla base dell’operazione c’era la volontà di presentare al pubblico un radiodramma di nuova concezione, vivo, coinvolgente, che non desse la sensazione di ascoltare una storia “origliando dalla porta”.

Eppure le critiche hanno avuto vita facile. Perché allora il romanzo di Wells è stato modificato ambientandolo nel New Jersey, con tanto di nomi di luoghi e di persona ora reali, ora simili ai veri? Lo stesso H.G. Wells ha prontamente preso le distanze dall’adattamento, rivelando anche un certo fastidio per la manipolazione della sua opera. Quando agli annunci che svelavano la natura fasulla del notiziario, si è trattato di 20 secondi nell’arco di un programma di quasi un’ora.

Resta un dato di fatto: quando il 30 ottobre 1938 hanno acceso la radio, molti cittadini degli Stati Uniti hanno ascoltato un giornale radio che annunciava l’invasione del paese a opera di marziani sbarcati da un meteorite. Ed è scoppiato il panico collettivo.

Fa quasi tenerezza, al giorno d’oggi, pensare a quegli avvenimenti. Istintivamente siamo portati a sorridere dell’ingenuità degli uomini che vivevano agli albori della civiltà delle comunicazioni. Un po’ come il topos degli spettatori della prima proiezione cinematografica, terrorizzati dall’idea che la locomotiva possa uscire dallo schermo e travolgerli. Ma non metterei la mano sul fuoco riguardo all’idea che eventi simili, sotto forme diverse e con altri mezzi di comunicazione, possano ripetersi. Basta pensare alla facilità con cui tante false informazioni circolano e sono ritenute credibili in rete.

Quanto a Orson Welles, guadagnò una fama senza pari. Già l’autore dell’articolo del Times malignava che lo scherzo avesse lo scopo di portare pubblicità al nuovo allestimento teatrale dell’autore, in programma per il 2 novembre. Ma forse l’intento del regista era più profondo. Alcuni anni dopo, nel 1941, debuttava nel cinema con il celebre Quarto Potere (Citizen Kane), un film che, tra le altre cose, parla della manipolazione dell’opinione pubblica da parte dei mass media. Sarà un caso?

Nota bibliografica: l’articolo citato è tratto da Orson Welles, It’s all true – interviste sull’arte del cinema, Roma 2005.

   
   
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