A cena con Giacinto De Sivo

di Marcello Donativi | 27 novembre 2009 | Archiviato in: divagazioni 
Giacinto De Sivo

Ogni volta che leggo un libro, in realtà mi occupa molto più tempo della giornata che non i soli momenti in cui ce l’ho davanti agli occhi. E’ come se occupasse l’intero periodo in cui lo leggo. Mi capita di pensarci mentre sono fuori casa. Aspetto il momento di riprenderlo in mano. Ripenso a qualche passaggio che mi aveva colpito.

Potete immaginare quanto tutto questo aumenta esponenzialmente da quando ho avuto l’insana idea di fare i libri.

E già, perché preparare un’edizione va molto oltre la semplice lettura. Tra digitalizzazione, correzione, impaginazione, secondo giro di bozze, significa percorrere palmo a palmo un testo, diverse volte e per un lungo periodo. A volte anche per mesi.

Prendete Giacinto De Sivo. Curare la nuova edizione ha richiesto, tra una pausa e l’altra, quasi un anno e mezzo. Un periodo in cui ci siamo trovati ad assorbire totalmente lo stile dell’autore. Alla fine ti sembra quasi di averlo conosciuto, come se ci fossi andato a cena ogni sera per mesi. Delle volte ci sorprendevamo a parlare come lui; capitava che, per scherzo, facessimo il verso alle sue frasi più pepate: dio, che lezzo di trivio!…

E’ successo lo stesso quando lavoravo a Giuseppe Buttà. Prendetemi per pazzo, ma a quel tempo nemmeno usavamo l’OCRW: ho letteralmente ribattuto il libro in biblioteca, parola per parola, lettera per lettera. Due settimane in cui davvero con la mente ho viaggiato da Boccadifalco a Gaeta, e quasi mi sembrava di sentire il rumore delle bombe sopra la testa.

E pensare che c’è ancora gente che afferma: non mi piace leggere, preferisco vivere.

Sciocco, non sai cosa ti perdi: se leggi, puoi vivere la tua vita e anche quella di molte altre persone. Davvero vuoi privarti di una simile opportunità?



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