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A Roma con Bubù

di Marcello Donativi | 2 ottobre 2008 | Archiviato in: prova su strada 

Gian Carlo Fusco A Roma con Bubù

Bisognerebbe fare un monumento alla Sellerio per averci fatto riscoprire Gian Carlo Fusco, uno scrittore formidabile eppure quasi dimenticato dopo la morte nel 1984.

Fusco era un personaggio di per sé degno di un romanzo. Spezzino di nascita, aveva intrapreso il mestiere del giornalista vagabondando tra la Liguria, la Versilia e infine Milano, città della consacrazione.
Oreste Del Buono lo ha definito “il più grande narratore orale italiano della seconda metà del secolo”. E infatti chi lo ha conosciuto tende a parlare, più che delle sue qualità di scrittore, della prepotente abilità di cantastorie. Amante della vita notturna, assiduo frequentatore di quelli che all’epoca si chiamavano night-club, gran bevitore e donnaiuolo, era – a quanto dicono – l’animatore delle notti e delle feste grazie alla sua capacità di raccontare storie. Non necessariamente autentiche: il suo istrionismo contemplava una buona dose di menzogna e, a seconda dei casi, Fusco poteva spacciarsi per ex pugile, o ex soldato mercenario o chissà quant’altro, ma con un’abbondanza di particolari, una sicurezza e soprattutto una capacità affabulatoria tale che i presenti facevano silenzio e pendevano dalle sue labbra.
Anche le fotografie ce lo rappresentano in sintonia con il personaggio: capello scompigliato, baffetti da gangster anni ’30, nodo allentato della cravatta.

Da qualche anno la Sellerio ha iniziato a riproporre i suoi scritti, pescando in un primo tempo nella memorialistica di guerra e del ventennio fascista (Guerra di Albania, La Lunga Marcia, Le Rose del Ventennio). Tutti libri deliziosi. Ma in questo caso vogliamo consigliarvi un romanzo: A Roma con Bubù.

È un romanzo ma sembra una canzone di Fred Buscaglione. Basterebbe soltanto questo per farvi capire di che si parla.

Tutto inizia quando il protagonista e il suo amico Bubù decidono di lasciare Milano e trasferirsi a Roma. Siamo negli anni ’60 e la città è divenuta il luogo comune della Dolce Vita, la capitale del Boom economico; quasi una terra promessa.
I due amici sono una coppia di viveur abituati a tirare fino al mattino tra locali, pernod ed entreneuse, tra sbronze e racconti sul loro mai precisato passato malavitoso a Marsiglia. Bubù, in particolare, è un personaggio difficile da non immaginare come il grande Fred: un massiccio “dritto” dal pugno facile, con arie da duro e sulla bocca sempre la massima di vita giusta per l’occasione, pescata dal repertorio dei gangster francesi. E un bagaglio interminabile di aneddoti di dubbia veridicità sulla Legione Straniera.

Dopo aver pestato i piedi a gente che era meglio lasciare stare, i due prendono la via della fuga, imboccano l’Autostrada del Sole (che era “senza sole”, con tipica ironia fuschiana) e sbarcano a Roma per tentare la fortuna. Con un sogno in particolare in testa: sfondare nel cinema, uno come sceneggiatore e il vanaglorioso Bubù come attore.

E qui prendono avvio una serie di incontri (soprattutto notturni) e di peripezie che fanno di questo romanzo un piccolo capolavoro della commedia all’italiana. La Roma di Fusco è un posto già in decadenza, in cui tra i tavolini degli innumerevoli bar si aggirano imprenditori sull’orlo del fallimento, attricette straniere con troppi sogni di gloria, attaccabrighe e truffatori di vario genere. Tra film annunciati e mai girati, produttori introvabili e improbabilissimi kolossal mitologici in cui l’imperatore Nerone ha alle sue dipendenze ballerine cinesi, i due vedranno presto cadere i sogni di facile successo, fino alla decisione di ritornare lassù, “tra le nebbie”.

È un libro pervaso da un umorismo irresistibile, piacevole proprio in quanto non ha paura di abbandonarsi ai cliché più risaputi, per distruggerli a colpi di ironia. Ma soprattutto è scritto divinamente. La prosa di Fusco dovrebbe essere studiata a scuola: mai un’incertezza, una parola di troppo, un aggettivo inutile. È uno dei migliori esempi di come raccontare molto senza spendere troppo.

Che dire. Io ve lo consiglio con tutto il cuore. È leggero e allo stesso tempo intelligente, si legge con facilità e diverte pure. State attenti però: Fusco genera dipendenza. Una volta iniziato, vorrete leggere anche gli altri.

Gian Carlo Fusco
A Roma con Bubù
Sellerio Editore
10 euro

   
Contatta l'autore: Marcello Donativi



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