Adotta un libro

di Marcello Donativi | 8 settembre 2008 | Archiviato in: divagazioni 

bancarellaConfesso il mio crimine: più passa il tempo sempre meno frequento le librerie.
Orrore! direte. Quoque tu?
Calmi, belli: non intendevo che ho sostituito l’hobby della lettura con qualcosa come il body-painting. Volevo solo dire che mi procuro i libri altrove.

Non so, le librerie ultimamente mi mettono a disagio. Sarà che sono snob e anche un po’ misoneista, ma stanno diventando una specie di supermercati da boom economico, pieni di paillettes e luccichini. Già sulla soglia trovi gigantesche sagome pubblicitarie di cartone; e il più delle volte non pubblicizzano nemmeno un libro, ma un’agenda di scuola o un film che si vende al reparto dvd al piano di sotto. Appena entrati, mille scaffali con cartoline di auguri, penne colorate, poster di Klimt, pelouche. Tutto tranne che libri. Addirittura una volta vendevano degli sgabelli. Giuro che è vero. Una mia amica pensava li avessero messi lì per sedersi mentre si sfoglia un libro; ho dovuto faticare per convincerla che invece erano in vendita.

Al contrario, mi appassiono sempre più alle bancarelle che vendono libri usati.

Mi fanno un po’ l’effetto di un canile comunale. Avete presente il luogo comune da romanzo della Tamaro, con la bambina che deve scegliersi il cane e propende per quello più sfigato, perché è più bisognoso? Ecco, quei libri sdruciti mi danno l’impressione di essere bisognosi.
Sono stati abbandonati dal loro padrone, forse passati in eredità a qualcuno del tutto indifferente a loro. Magari non sono piaciuti, e la sentenza è stata inappellabile: buttati a 3 euro all’aria aperta.
E così se ne restano esposti a ogni intemperia, con i colori che sbiadiscono al sole e gli spigoli sfilacciati. Quasi ti pregano: leggimi! almeno tu!
Nessuno li ama, o li ama più; persino chi li vende conosce a malapena la loro esistenza, e se vi vede interessati è capace lui di abbassare il prezzo pur di liberarsene.

E il motivo è anche comprensibile. Sono i libri-bastardini: pessime edizioni a loro tempo allegate ai quotidiani; romanzi rosa, romanzi gialli, romanzi fantasy talmente di cassetta da essere stati dimenticati dagli stessi autori; manuali di cucito, bricolage, falegnameria casalinga; saggi giornalistici su attualità morte e sepolte. Ecco un’analisi sui nuovi orientamenti dell’Urss di Breznev; là accanto quel romanzo dell’anno che, appunto, non è sopravvissuto a quell’anno; e – chicca delle chicche – un saggio che immagina come sarà la Democrazia Cristiana del 2000. Anno di stampa: 1991. Onore alla lungimiranza.

Eppure, quando in questa baraonda peschi la perla rara, il sorriso ti si apre per il resto della giornata. Facile andare da Feltrinelli, la scelta è quella, o ti adegui o ti gratti. Qui invece il libro devi cercartelo, e quando lo trovi è un pezzo unico. Tempo fa ti scovo “La fine di un regno” di Raffaele De Cesare. Due volumi in cofanetto, edizione Newton Compton degli anni ’70, secoli prima dei libri a 1000 lire. Volevano 15 euro, pur di rifilarmelo si sono accontentati di 10.
Arrivo a casa, lo apro con emozione. La copertina è scollata, dovrò ripararla. Qua e là ci sono note appuntate, sulla vita dell’autore; alcuni passi sottolineati. A chi è appartenuto, e che ricerca conduceva? Sfogliando due pezzi di carta cadono per terra. La prima è un’immaginetta della Madonna; la seconda il biglietto da visita di un tipo che lavorava nella redazione della Curcio Editore. Grafica anni ’60-’70, il numero di telefono è fatto di pochissime cifre. Il possessore era lui, o qualcuno che sperava di pubblicare con Curcio il suo innovativo saggio sulla storia del Meridione?

Quindi, col vostro permesso, dedico un po’ meno tempo a scorrere le nuove uscite e ne regalo un po’ di più alle uscite talmente uscite da essere uscite di scena.
E se voglio evitare di essere giudicato male perché – purtroppo – ho ancora il vizio della lettura, magari vado alle bancarelle di Piazza Esedra. Lì i libri usati sono venduti assieme ai dvd porno.
Se ti vergogni, puoi sempre fare finta di essere lì per i film.



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