<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Refuso - il blog delle Edizioni Trabant &#187; scrivere</title>
	<atom:link href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/category/scrivere/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso</link>
	<description>il blog delle Edizioni Trabant</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 12:10:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
	<atom:link rel='hub' href='http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/?pushpress=hub'/>
		<item>
		<title>Antonio Pennacchi e quella splendida intervista</title>
		<link>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/antonio-pennacchi-e-quella-splendida-intervista/</link>
		<comments>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/antonio-pennacchi-e-quella-splendida-intervista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 15:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Cavedagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pennacchi]]></category>
		<category><![CDATA[canale mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[pennacchi]]></category>
		<category><![CDATA[pennacchi strega]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/?p=1118</guid>
		<description><![CDATA[Ora che ha vinto il Premio Strega col romanzo Canale Mussolini (Mondadori), Antonio Pennacchi è (quasi) sulla bocca di tutti. Molti forse l'avranno conosciuto grazie allo splendido romanzo Il Fasciocomunista (o almeno indirettamnte grazie al film), altri lo consocevano già, altri ancora proveranno a leggerlo adesso, forza e fine dei premi letterari. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" title="Antonio Pennacchi" src="http://i521.photobucket.com/albums/w335/edizionitrabant/antonio-pennacchi.jpg" alt="" width="500" height="339" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="big">O</span>ra che ha vinto il Premio Strega col romanzo<strong> Canale Mussolini</strong> (<em>Mondadori</em>), <strong>Antonio Pennacchi </strong>è (quasi) sulla bocca di tutti. Molti forse l&#8217;avranno conosciuto grazie allo splendido romanzo <em>Il Fasciocomunista</em> (o, almeno indirettamnte, grazie al film), altri lo consocevano già, altri ancora proveranno a leggerlo adesso, forza e fine dei premi letterari. Letture sicuramente consigliate, ma non mi va di fare recensioni: voglio raccontare come l&#8217;ho scoperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono avvicinato a Pennacchi parecchi anni fa, otto per l&#8217;esattezza, grazie a una splendida intervista di <strong>Claudio Sabelli Fioretti</strong> apparsa su <strong>Sette</strong>, magazine del <strong>Corriere della Sera</strong>, nel marzo del 2002. Al termine della lettura ero estasiato: finalmente un non-intellettuale, uno che si è spezzato la schiena in fabbrica e che ora scrive. Quanto i romanzi fossero buoni l&#8217;avrei scoperto dopo. Ma uno che manda tutti a quel paese non può non attirare la mia attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Riporto qui l&#8217;intervista apparsa su Sette:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span id="big">A</span>ntonio Pennacchi pone dei problemi di deontologia. È uno scrittore operaio. Quello che allo Stenditoio, in mezzo al fior fiore dell&#8217;intellettualità di sinistra, ha dato una scossa a un sonnacchioso dibattito. Ha cominciato presentandosi come «leninista-marxista-stalinista». Ha proseguito dicendo che «i giudici so&#8217; &#8216;na massa de fiji de &#8216;na mignotta». Alle rimostranze del filosofo Vattimo, ha detto: «Ah Vattimo, vedi d&#8217;annattela a pijà &#8216;n der culo». Quindi, dopo avere difeso D&#8217;Alema «perché è er mejo che ci avemo», ha concluso: «Tanto lo so che fate come cazzo ve pare». Immaginate il parapiglia. Fratello di Gianni (ex Servire il popolo, giornalista prima della Stampa e adesso del Giornale), fratello anche di Laura (ex sottosegretario al Tesoro con Prodi, diessina così dura da essere considerata la Thatcher Ds), Antonio usa un italiano piuttosto colorito. Che fare? Come tradurre il suo linguaggio in maniera da eliminare rischi di querele e non disturbare i lettori sensibili? Innanzitutto l&#8217;ho tradotto quasi tutto in italiano. Poi ho cassato il 99 per cento delle parolacce sostituendole con BIP, capirete perché. Quell&#8217;uno per cento che rimane, vi prego, sopportatelo. «Lei lo sa vero che io non sono molto entusiasta che lei sia qui a rompermi i BIP», ha esordito. Me ne vado? «No. Queste cose servono. Uno scrive libri e non se lo fila nessuno. Poi un giorno manda affanculo Vattimo e te vengono a cercà tutti». Pennacchi, mi sembra un po&#8217; agitato. «Sabelli, che pretende?! Ognuno fa il mestiere suo! Lei fa l&#8217;intervistatore e io faccio l&#8217;intervistato. Avrò il diritto d&#8217;esse un po&#8217; agitato, no?». Basta che cominciamo. «Cominciamo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché ha lasciato l&#8217;editore Donzelli per Mondadori?</strong><br />
«Perché Mondadori mi paga e Donzelli no. Mi sarei aspettato un&#8217;altra domanda».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pennacchi, ognuno fa il mestiere suo. Io l&#8217;intervistatore e lei l&#8217;intervistato.</strong><br />
«Che mi chiedesse come mai Berlusconi e non Feltrinelli».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come mai Berlusconi?</strong><br />
«Gli altri non m&#8217;hanno voluto. Feltrinelli manco mi risponde al telefono. La sinistra non me vò? E BIP! E adesso lei se presenta qua e me chiede perché ho mandato affanBIP Vattimo. E uno non se deve BIP?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>No, perché io non gliel&#8217;ho chiesto. Però ho letto una sua frase: «Quando vado a un convegno, non riesco a star zitto. A un certo punto devo per forza alzarmi e dire il contrario di quello che è stato detto fino a quel momento».</strong><br />
«Mia madre diceva che parlo a vanvera. Mia moglie che sono un incontinente verbale. Ma allo Stenditoio io ero andato per parlare. Ho 28 anni di lavoro in fabbrica, ho fatto lotte politiche e sindacali. M&#8217;hanno espulso dal Msi, dalla Cgil, dal Pci. Sono stato in Servire il popolo con Brandirali, nel Psi, nella Uil. Mi sono iscritto all&#8217;università a 40 anni, mentre ero in cassa integrazione. Avrei voluto fare l&#8217;esame di letteratura italiana con Asor Rosa. Pensavo: &#8220;Scrive sull&#8217;Unità, bravo compagno&#8221;. Poi ho sentito la prima lezione ho detto: &#8220;Ma vaffanBIP!&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cos&#8217;è che non le era piaciuto?</strong><br />
«Il fare di quello che sa tutto lui e l&#8217;altri non sanno un BIP. Gli assistenti gli annavano dietro co&#8217; le borse e co&#8217; la lingua de fora».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché è andato allo Stenditoio?</strong><br />
«Quando Nanni Moretti ha urlato in piazza Navona ero perfettamente d&#8217;accordo con lui. Ma non mi convincevano i girotondi, i discorsi sulla giustizia, sul regime. Allo Stenditoio ho sentito vecchi tromboni come Ettore Scola, come Asor Rosa, come Giovanni Berlinguer. O come Furio Colombo che viene a di&#8217; che siamo in piena emergenza democratica. Si era portato la claque. Deriva bertinottiana».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che c&#8217;entra Bertinotti?</strong><br />
«Antagonismo, fondamentalismo. Intendiamoci: Berlusconi se l&#8217;è cercata. Quando autorizzi a parlare a nome tuo uno come Vito, non ti puoi aspettare altro che gente come Furio Colombo o Agnoletto o Casarini».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Torniamo allo Stenditoio.</strong><br />
«Facevano parla&#8217; solo quelli famosi. Sono andato incazzato da Fassino e j&#8217;ho detto: &#8220;Ahò, io so&#8217; l&#8217;unico scrittore operaio qua dentro. Se non parlo io, chi BIP deve parlà&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E ha parlato finalmente.</strong><br />
«Ho detto che se stavano a raccontà le fregnacce. Che Berlusconi ha vinto perché aveva un&#8217;idea di Paese, mentre noi no. Quello ha detto alla gente: faccio due autostrade e il ponte de Messina. Noi dovevamo rispondergli: &#8220;E noi facciamo pure il ponte di Cagliari&#8221;. Davanti a me Vattimo ha cominciato a strillà. E io: &#8220;Ah Vattimo, e statte zitto&#8221;. Quello continuava e allora j&#8217;ho detto d&#8217;annà affanBIP. Anche lui mi ha mandato affanBIP e io non ci ho visto più. Un vaffanBIP generale. C&#8217;era Miriam Mafai che pareva &#8216;na matta e urlava a Vattimo: &#8220;Statte zitto! C&#8217;ha ragione lui!&#8221; e poi faceva a me: &#8220;Vai! Vai!&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vattimo è un filosofo stimato?</strong><br />
«Ho studiato Heidegger sulla sua introduzione. Il filosofo non si discute. Ma ha fatto l&#8217;errore di mettersi sul terreno mio, la rissa. A BIP sono più forte. J&#8217;avrei pure menato».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Morale della favola?</strong><br />
«Alla fine ho detto: &#8220;Io sono un marxista-leninista-stalinista. Sono per la dittatura del proletariato. Ma voi no: siete per la democrazia. E la democrazia dice che se Berlusconi ha pigliato i voti, voi non dovete rompere le palle. Se Berlusconi domani fa una legge che dice che tutti i suoi reati non sono più reati, quella è la legge. O no? È così o non è così? Che fa? Non me risponne?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È soddisfatto?</strong><br />
«Mica tanto. All&#8217;uscita ho incontrato Vattimo. Volevo chiedergli scusa. Ma non m&#8217;ha dato il tempo de parlà. È stato scherzoso e spiritoso. È uno che mi piacerebbe incontrare al bar. Che diventasse amico mio. Non come Asor Rosa. Sa che cosa è Asor Rosa?»</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Temo il peggio, non lo dica.</strong><br />
«BIP, BIP».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo immaginavo.</strong><br />
«BIP, BIP. Come Giovanni Berlinguer. Criminali!!!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi?</strong><br />
«Poi ho incontrato Miriam Mafai che rideva. E mi ha detto: &#8220;Tu sei matto&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altre reazioni?</strong><br />
«Minniti: &#8220;Bravo, hai detto quello che noi tutti pensiamo&#8221;. E che &#8216;tte possino. Dillo anche tu allora!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È stato difficile diventare scrittore?</strong><br />
«Per pubblicare il primo libro ci ho messo otto anni. L&#8217;ho mandato a 33 editori, ho avuto 56 rifiuti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non tornano i conti.</strong><br />
«A qualcuno gliel&#8217;ho mandato tre volte».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quante risposte?</strong><br />
«Una quarantina: &#8220;Ci piace moltissimo ma non rientra nella linea editoriale&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E adesso la Mondadori invece?</strong><br />
«Mi ha dato 25 milioni lordi di anticipo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto ha guadagnato con i libri fino adesso?</strong><br />
«&#8217;Na miseria! Donzelli dice che Mammut ha venduto mille copie, Palude duemila e Nuvola rossa 800 copie. Da lui avrò preso 17 milioni lordi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché ha lasciato la fabbrica?</strong><br />
«Nel giro di un anno ho avuto due ernie al disco, un infarto e una resezione gastrica. Mi sono stufato. E anche loro si sono stufati di me. Mi hanno detto: &#8220;Te ne vai e te damo 200 milioni&#8221;. In questi tre anni ho vissuto con la liquidazione. Ho un anno ancora di autonomia. Ma sono disoccupato secco».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scrive su Limes, la rivista di Lucio Caracciolo.</strong><br />
«Limes esce una volta ogni quattro mesi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le origini: papà trattorista, impegnato nella bonifica delle paludi pontine, mamma che fa la fame in Veneto?</strong><br />
«E poi fa sette figli».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra i quali il famoso Gianni e la famosa Laura. Gianni, anche lui a Servire il popolo. Oggi al Giornale di Berlusconi. Lei ci andrebbe a lavorare al Giornale?</strong><br />
«Ho chiamato Maurizio Belpietro sei volte. Niente. Io collaborerei volentieri col Giornale. Se fosse chiaro che dico quel BIP che mi pare. Sono disposto a vendere il culo ma non la lingua. Io me so fatto espelle dalla Cgil. A Sergio Cofferati je vojo bene ma un giorno je stavo pe&#8217; menà».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dibattito sindacale?</strong><br />
«Cose nostre. Io sono stalinista. L&#8217;unica morale della politica è la politica! Al funzionario sindacale che ce rompeva i BIP noi je menavamo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanti ne ha menati?</strong><br />
«Eh che stamo a ffà i numeri?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Insomma l&#8217;hanno cacciata dalla Cgil perché menava?</strong><br />
«Ne dicevano tante: che ero d&#8217;accordo col padrone, che ero filobrigatista».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei ha detto una volta: «Io sto sempre dalla parte degli oppressi, ma alla rivoluzione non ci credo più».</strong><br />
«Quello che dico oggi non è lo stesso che dirò domani. Ma ho detto veramente quella frase?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pennacchi. Lei è leninista, marxista e stalinista?</strong><br />
«Sì».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che cosa?</strong><br />
«Nell&#8217;analisi. Il socialismo reale è fallito ma anche il capitalismo puro. Ne è uscito fuori un sistema sincretico fra i due».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Torniamo alla sua vita. Ai suoi fratelli potenti?</strong><br />
«A me non m&#8217;ha aiutato un BIP di nessuno. Tantomeno i miei fratelli. Mio fratello m&#8217;ha allungato soldi ma mai una parola con qualche giornale. Anzi, io j&#8217;ho raccontato le mie storie e lui me le ha fregate. Lassamo perde».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa ricorda da ragazzino?</strong><br />
«Ah Sabbé, se fa tardi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo tempo.</strong><br />
«Mia zia che muore, le allucinazioni quando avevo la pleurite a tre anni».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi?</strong><br />
«Sono stato in seminario due anni».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci mancava.</strong><br />
«Quando sono tornato dal seminario il problema era lo spazio. Mio fratello Gianni mi disse: &#8220;M&#8217;hai fregato il cassetto&#8221;. Con lui erano scazzottate continue. Ci menavamo ai giardini. La gente ci vedeva passare e urlava: &#8220;Ahò, ce so&#8217; i Pennacchi che vanno a menasse&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gianni di sinistra, lei di destra.</strong><br />
«Tutti i miei fratelli erano di sinistra. Io ero il ribelle. Mi chiamavano Antoniaccio».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E adesso? Chi le piace e chi non le piace a sinistra?</strong><br />
«Bertinotti, il capo del proletariato, è uno con la erre moscia? Ma vaffanBIP! O no?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>No.</strong><br />
«Invece sì! BIP! Sta sempre in televisione. Lo invitano perché ci fa perdere voti. Come Agnoletto e Casarini. Ogni volta perdiamo 50 mila voti. Ma che stiamo a scherzà?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi sembra di capire che i no-global non le piacciono.</strong><br />
«Sono fuori dal mondo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma sono tanti.</strong><br />
«E che mi frega? Sono tanti pure i buddisti come mio fratello».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E l&#8217;ottima Laura Pennacchi?</strong><br />
«È provocatoria la domanda?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>No.</strong><br />
«Laura sta col Correntone&#8230; è un&#8217;anti-dalemiana&#8230;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A lei D&#8217;Alema piace invece.</strong><br />
«Avemo de mejo? Sabelli, me lo dica. C&#8217;è de mejo?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma a considerarlo uno statista?</strong><br />
«Statista è una parola grossa. Lei mi dica il nome di uno statista?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>De Gasperi?</strong><br />
«Ma non dica &#8216;ste BIPpate! Gli unici due statisti di questo secolo sono Mussolini e Togliatti! Statista De Gasperi! Deve ragionare quando parla delle cose! Abbia pazienza!».</p>
<p style="text-align: justify;">L<strong>ei ha chiara la differenza fra destra e sinistra?</strong><br />
«Destra è per l&#8217;uomo, sinistra per la collettività».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi?</strong><br />
«Quindi è ora di finirla di dire che Storace è di destra. Di destra sono Berlusconi e Bossi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E Storace è di centro?</strong><br />
«Storace è di sinistra».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è un adulatore?</strong><br />
«Ma io a chi devo adulà? Ah Sabbé. Lei non ha idea di quante volte mi sono detto: &#8220;Bono, bono&#8221;. Ma poi me scappano i BIP!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa è l&#8217;adulazione?</strong><br />
«Ha mai visto Giampiero Mughini? Un BIP totale!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei non conosce le mezze misure?</strong><br />
«È il più grande adulatore presente sulla scena televisiva in questo momento».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sembrerebbe il contrario.</strong><br />
«Incita la massa ad andare dove sta già andando. Come Maurizio Mosca, come Aldo Biscardi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si parla di calcio?</strong><br />
«Stessa cosa per Bruno Vespa».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sergio Romano sostiene che Vespa non è un adulatore. Perché incalza l&#8217;intervistato.</strong><br />
«Mozzicare Mario Pirani è facile. Ricorda Vespa che smozzicava Berlusconi? Ma che ce stiamo a pijà per BIP davero?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che ha fatto nel &#8217;68?</strong><br />
«Servizio d&#8217;ordine: casco e bastone».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il massimo dell&#8217;illegalità?</strong><br />
«Qualche bomba-carta, ma quando ero fascio&#8230;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa è stato il &#8217;68?</strong><br />
«Una guerra civile! Io non ho commesso reati di sangue. Ma ero disponibile. Mica io solo. Tutti quegli stronzi che adesso dicono: &#8220;Io venivo solo alle manifestazioni, ero contrario alla violenza&#8221;, dicono il falso! Quando passavamo noi della Volante Rossa, tutti &#8216;sti compagni battevano le mani!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei simpatizzava per le Br?</strong><br />
«Ero contro lo Stato borghese che faceva 10 morti al giorno in infortuni sul lavoro. Ho simpatizzato fino a che non hanno ammazzato Moro. Finché l&#8217;hanno rapito mi stava bene. Ucciderlo è stato da giustizieri della notte. Ma io sono cambiato davvero quando è arrivata la crisi in fabbrica. Da allora sono diventato socialdemocratico».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma come socialdemocratico! Stalinista-leninista-marxista?</strong><br />
«Stalinista-leninista-marxista che fa i conti col mercato».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È vero che sua madre ha bruciato le sue poesie d&#8217;amore perché pensava fosse roba compromettente?</strong><br />
«Dopo Piazza Fontana perquisirono casa dei miei. E mia madre ha bruciato tutto, anche le poesie. C&#8217;era abituata. Quante mazze ferrate e quante catene aveva buttato».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ha simpatia per Berlusconi?</strong><br />
«Io mi sento parte di questo Paese. Posso augurarmi che Berlusconi faccia sempre peggio? No! Mi auguro che faccia meglio. Poi noi prenderemo il suo posto».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Berlusconi è un avversario?</strong><br />
«Non mi piace la parola avversario. Sono uscito dalla visione antagonista quando ho capito che non era mio diritto uccidere la gente. Ho accettato le regole».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come direbbe?</strong><br />
«Competitor».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Berlusconi è un competitor?</strong><br />
«È uno che ha incrudelito il clima politico. Gli manca la professionalità. Meglio Fini».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per chi vota?</strong><br />
«Chi devo votà? Ds!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non lo avrei dato per scontato.</strong><br />
«Mi dicono: &#8220;Tu hai il cervello a sinistra e il cuore a destra&#8221;. Ma il mio cuore non è a destra. Sono i fascisti che stavano a sinistra. Ho avuto un&#8217;illuminazione: il fascismo era dittatura del proletariato».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È un voltagabbana?</strong><br />
«Ah Sabbé, ma sta a scherzà?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fascista, gruppettaro, socialista, comunista, socialdemocratico?</strong><br />
«Un uomo deve fare quello che pensa».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quand&#8217;è l&#8217;ultima volta che ha fatto a botte?</strong><br />
«Nel 1990, all&#8217;università. Gli autonomi parlavano male di Lama. Lama non me lo dovete toccà. Mi salvarono i ragazzi della Fgci».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è un bravo scrittore?</strong><br />
«Certo. L&#8217;unico che ha delle cose da raccontare».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli altri?</strong><br />
«Uno che scrive bene è Baricco, ma non dice niente di nuovo. Ricicla. Scrive bene Busi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli scrittori sono adulatori?</strong><br />
«Tutti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facciamoci un nemico.</strong><br />
«De Carlo. Un conformista! Dice le cose che pensa che gli altri vogliono sentì!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I giornalisti?</strong><br />
«Bocca è una BIP!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Santoro?</strong><br />
«Arrogante, fazioso. Sa chi mi piace in televisione? I comici».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ha visto Benigni?</strong><br />
«Mi ha commosso!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei scrive per i critici?</strong><br />
«Scrivo per chi mi leggerà fra 400 anni».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le critiche le legge?</strong><br />
«Certo. E mi inBIPpo. Angelo Guglielmi ha scritto: &#8220;Troppe citazioni: come se l&#8217;autore volesse far vedere che ha studiato!&#8221;. E non ha capito che le citazioni erano false. Era un gioco. Gli ho mandato una lettera: &#8220;Guardi che le citazioni me le sono inventate&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa si aspetta dalla vita?</strong><br />
«Vincere il Nobel. Ma prima vorrei anche fare i soldi, perché il Nobel lo danno ai vecchi. D&#8217;altra parte se non lo danno a me, a chi lo danno? Gli altri rifriggono aria».</p>
</blockquote>
<h2  class="related_post_title">    Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/il-premio-strega-e-la-vittoria-di-antonio-pennacchi/" title="Il Premio Strega e la vittoria di Antonio Pennacchi">Il Premio Strega e la vittoria di Antonio Pennacchi</a></li><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/intervista-ad-amedeo-gaiezza/" title="Intervista ad Amedeo Gaiezza">Intervista ad Amedeo Gaiezza</a></li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/antonio-pennacchi-e-quella-splendida-intervista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Manoscritti inediti: non ci siamo</title>
		<link>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/manoscritti-inediti-non-ci-siamo/</link>
		<comments>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/manoscritti-inediti-non-ci-siamo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 10:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Donativi</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[inedeti]]></category>
		<category><![CDATA[manoscritti]]></category>
		<category><![CDATA[manoscritto]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[senso del ritrmo]]></category>
		<category><![CDATA[stile]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione manoscritti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/?p=912</guid>
		<description><![CDATA[Negli ultimi tempi, tra mille impegni, abbiamo finalmente trovato il tempo da dedicare alla lettura e valutazione dei numerosi manoscritti inviatici dai lettori. In questi giorni stiamo pian piano rispondendo loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="big">N</span>egli ultimi tempi, tra mille impegni, abbiamo finalmente trovato il tempo da dedicare alla lettura e valutazione dei numerosi manoscritti inviatici dai lettori. In questi giorni stiamo pian piano rispondendo loro, con la consueta provocazione-<a title="casa editrice" href="http://www.edizionitrabant.it" target="_blank">Trabant</a>: in caso di rifiuto, una motivazione dettagliata verrà inviata soltanto a chi ne farà esplicita richiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché  soprattutto di rifiuti si tratta. Possiamo infatti sbilanciarci in un giudizio complessivo: ragazzi, non ci siamo proprio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Una questione di stile</h3>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di affrontare per sommi capi cosa c&#8217;è che non va nei manoscritti inediti che abbiamo ricevuto. Naturalmente, senza fare riferimenti espliciti a tizio e caio, perché quella è una questione personale tra noi e gli autori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che balza subito all&#8217;attenzione è <strong>lo stile di scrittura inadeguato</strong>. Non stiamo parlando di correttezza o meno dell&#8217;italiano dal punto di vista grammaticale: di errori sotto quell&#8217;aspetto ce ne sono fortunatamente pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per “scrivere bene” non è sufficiente utilizzare un italiano corretto, soprattutto se parliamo di narrativa. Ci vuole innanzitutto <strong>senso del ritmo</strong>. Questa è invece una carenza che troviamo nella maggior parte degli aspiranti autori. I periodi sono spesso eccessivamente lunghi, a volte ingarbugliati. Si nota una cattiva gestione della punteggiatura, ad esempio con troppe virgole laddove sarebbe meglio mettere un punto e iniziare un nuovo periodo. Notiamo nel complesso scarsa attenzione alla <strong>musicalità della frase</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è di più: nella maggior parte dei casi la scrittura appare decisamente <strong>priva di personalità</strong>. Qui rischiamo di entrare nel campo della metafisica, visto che è impossibile definire oggettivamente il livello di personalità di un testo; però è molto facile accorgersi quando la personalità manca. Per fare una metafora musicale, è come ascoltare un cantante che interpreta la canzone come se stesse pensando ad altro. Vi piacerebbe?</p>
<p style="text-align: justify;">Rispondo io per voi: no. Un bravo cantante è soprattutto un interprete dalla voce chiaramente riconoscibile, che è la sua e quella di nessun altro. Ed è questo che lo distingue da un amatore che si diletta al karaoke. Parlando di scrittura, chiaramente non è facile arrivare ad avere un proprio stile e ci vogliono forse anni di esercizio; ma questa non è una buona scusa per non provarci. Anche perché stiamo parlando di scrivere un romanzo, non una lettera al proprio commercialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno che abbiamo osservato come prevalente nelle scrittrici è una certa tendenza all&#8217;<strong>ampollosità</strong>. C&#8217;è spesso un eccesso di metafore, similitudini, una tendenza a ricercare ogni tre righe l&#8217;aforisma sulla vita. Il consiglio è di andarci piano: queste son cose che vanno dosate bene, perché il rischio noia è in agguato. E&#8217; come una nuvola che vaga candida nel cielo e sembra leggera e pura; però quando alla nuvola se ne aggiunge un&#8217;altra, e poi un&#8217;altra ancora, e poi tante altre nuvole, diventano grige e pesanti e&#8230; dite la verità, state già iniziando a sbadigliare, vero? Ecco, intendevo proprio questo. Certe cose lasciamole a Omero.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La struttura della storia</h3>
<p style="text-align: justify;">Una struttura equilibrata è il primo requisito di una buona opera di narrativa. Chiunque scrive dovrebbe avere in mente sin dall&#8217;inizio almeno a grandi linee lo sviluppo della storia, in modo da distribuire in modo armonioso tutte le parti dell&#8217;intreccio e soprattutto gestire il peso di ciascun personaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che abbiamo notato, invece, nei manoscritti letti è un certo senso di <strong>improvvisazione</strong>. C&#8217;è l&#8217;impressione insomma che l&#8217;autore abbia iniziato a scrivere senza avere un&#8217;idea precisa della trama, e l&#8217;abbia costruita man mano che andava avanti. Questo naturalmente non vale per tutti i casi, ma è abbastanza frequente. Le conseguenze sono forti squilibri che difficilmente sfuggiranno a un lettore: personaggi che di colpo “scompaiono” senza ragione, salvo poi ricomparire in modo altrettanto casuale dopo troppe pagine; digressioni inutili, a volte più lunghe di parti che hanno maggiore importanza; dettagli essenziali sulla biografia dei protagonisti che vengono introdotti troppo tardi e soltanto in funzione di un determinato avvenimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece <strong>l&#8217;equilibrio è tutto</strong>. Se – poniamo – il protagonista ha moglie e figli, io lettore non devo aspettare 50 pagine per saperlo, soprattutto se questa moglie e figli sono destinati ad avere un ruolo nella vicenda. Se il protagonista porta dentro di sé il trauma di un avvenimento tragico  del passato, sarebbe meglio informarcene molto prima dell&#8217;evento risolutore.</p>
<p style="text-align: justify;">E così  con i personaggi. Se non hanno una precisa collocazione, è meglio tagliarli via. <strong>“Pochi personaggi, ma tutti attori” diceva Alfieri.</strong> Naturalmente, se il protagonista va a comprare le sigarette e parla col tabaccaio, è logico che debba metterci un tabaccaio e ci sta che magari non compaia più nella storia. Ma se il protagonista ha una fidanzata, uno zio, un amico, della gente insomma con cui si suppone che abbia un rapporto costante e quasi quotidiano, allora è meglio non parlarne affatto, se questi personaggi non hanno una loro funzione nella vicenda. I lettori sono persone smaliziate e di queste cose si accorgono facilmente.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L&#8217;ultima nota dolente: la trama</h3>
<p style="text-align: justify;">Ed eccoci all&#8217;aspetto a cui a volte gli aspiranti autori danno maggiore importanza: la trama. Qui i casi sono davvero i più disparati e diventa difficile trarre delle conclusioni generali. Qualche nota però la si può trarre.</p>
<p style="text-align: justify;">Un aspetto che balza spesso agli occhi è lo <strong>scarso realismo delle ambientazioni</strong>. Si ha cioè l&#8217;impressione che l&#8217;autore parli di ambienti umani e lavorativi che non conosce di prima mano. Colpa della televisione e del cinema? Probabile. Dopo aver visto decine di film magari possiamo ingenuamente credere di sapere come funzionano le cose in una stazione di polizia; ma è davvero così? Attenzione, perché se – ad esempio – i romanzi di Carofiglio funzionano, è perché l&#8217;autore è un magistrato e sa ciò di cui parla. A volte sarebbe meglio affrontare temi magari più banali, ma più vicini a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Più grave è quando – fortunatamente meno spesso – l&#8217;autore si impiglia a narrare una vicenda ambientata nel passato senza un&#8217;<strong>adeguata documentazione storica</strong>. In questo caso gli errori si fanno davvero grossolani e soprattutto denotano una mancanza di attenzione difficile da perdonare.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è il rovescio della medaglia, però. A volte chi invece scrive con tutta evidenza di vicende a sé vicine, scade presto nel <strong>tono diaristico</strong>. Ora, intendiamoci: scrivere di narrativa è una cosa, tenere un diario è un&#8217;altra. Annotare per sé le proprie emozioni può avere ottimi risultati da un punto di vista catartico, ma non è detto che necessariamente interessi qualcun altro. Questo non vuol dire che non si debba scrivere in prima persona, o ispirarsi a sé per l&#8217;io narrante. Ma vale il consiglio di prima: imparare a <strong>dosare bene gli ingredienti</strong>. Non è necessario informarci della propri a opinione su qualunque minimo aspetto della vita. Oltretutto si rischia di arrivare a quell&#8217;eccesso di aforismi di cui abbiamo parlato.</p>
<h3 style="text-align: justify;">In conclusione</h3>
<p style="text-align: justify;">Cercando di tirare delle somme, possiamo dire che al giorno d&#8217;oggi molta gente ha la passione della scrittura, e questo è senz&#8217;altro un bene. Ma spesso sembra che ci si dedichi senza il dovuto impegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Impegno che deve concretizzarsi essenzialmente in poche operazioni. Primo, leggere. Secondo, leggere ancora di più. E farlo con occhio critico, cercando di analizzare come gli altri hanno impostato le proprie opere e di imparare il più possibile. Ciò che stupisce maggiormente di molti aspiranti autori è il fatto che sembrano non rendersi conto dell&#8217;abissale distanza che separa le loro produzioni da quelle che arrivano normalmente in libreria.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui arriviamo al punto terzo: rileggere all&#8217;infinito i propri scritti. Essere i maggiori critici di sé stessi, fregandosene degli eventuali pareri positivi di amici e parenti. A volte riceviamo testi pieni di errori di battitura: è come presentarsi a un colloquio di lavoro in pigiama. Pensereste mai di essere assunti?</p>
<p style="text-align: justify;">Infine: progettare sempre tutto. Non scrivere “tanto per fare”, ma sapere esattamente cosa si sta facendo e perché. Purtroppo al giorno d&#8217;oggi ci hanno convinti (e internet ha le sue responsabilità) che tutti possiamo improvvisarci in qualunque mestiere intellettuale: che da un giorno all&#8217;altro e senza sforzi possiamo diventare tutti giornalisti, tutti scrittori, tutti opinionisti. Non è così.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; l&#8217;impegno ciò che davvero fa la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">So di essere stato forse severo, e me ne scuso. Con questo mi rivolgo agli autori a cui stiamo inviando una risposta in questi giorni: se vorrete, manderemo una mail privata con spiegazioni più dettagliate sulla singola opera. Vi avverto: probabilmente sarà più severa di questo articolo. Tuttavia resto convinto che sia necessario.</p>
<h2  class="related_post_title">    Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/non-si-puo-insegnare-a-scrivere/" title="Non si può insegnare a scrivere">Non si può insegnare a scrivere</a></li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/manoscritti-inediti-non-ci-siamo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riflessioni sull&#8217;editoria</title>
		<link>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/riflessioni-sulleditoria/</link>
		<comments>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/riflessioni-sulleditoria/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 08:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Donativi</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[case editrici]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[sistema editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/?p=427</guid>
		<description><![CDATA[Uno dei più interessanti fenomeni generati dalla Rete è quello di aver portato allo scoperto una forma di diffuso malessere nei confronti dell'editoria italiana, un disagio che probabilmente prima faticava a rendersi visibile. 
Navigando, è molto facile imbattersi in articoli in cui alcuni lettori si lamentano delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="big">U</span>no dei più interessanti fenomeni generati dalla Rete è quello di aver portato allo scoperto una forma di diffuso <strong>malessere nei confronti dell&#8217;editoria italiana</strong>, un disagio che probabilmente prima faticava a rendersi visibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Navigando, è molto facile imbattersi in articoli in cui alcuni lettori si lamentano delle linee editoriali delle principali aziende italiane e della qualità dei testi selezionati, soprattutto per quello che attiene la narrativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe facile attribuire questo genere di critiche alla frustrazione di aspiranti autori che non sono riusciti a trovare spazio. C&#8217;è una parte di verità, ma sarebbe riduttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo, le accuse che più spesso vengono rivolte alle case editrici sono le seguenti: <strong>non danno sufficiente attenzione agli autori emergenti</strong>; hanno come <strong>unico scopo il guadagno economico</strong>;  sono appiattite su un conformismo che lascia spazio soltanto ai generi letterari più popolari; producono in serie <strong>libri tutti uguali</strong> e dal basso livello letterario; badano di più alla popolarità già consolidata dell&#8217;autore che alla qualità del testo. Corollario di tutto è <strong>una pesante accusa di “mancare di coraggio”</strong>: coraggio, si intende, di puntare su iniziative dal non sicuro successo commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente mi sono prestato anch&#8217;io, in passato, a questo giochetto, quando esprimevo tutto il mio disagio nell&#8217;entrare in libreria e osservare i titoli sullo scaffale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma oggi vorrei cercare di analizzare il fenomeno a freddo. Invece di piagnucolare, sarebbe molto meglio <strong>cercare di capire cosa accade e perché</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia impressione è che in molti casi ci sia <strong>una distanza enorme tra il punto di vista dei produttori e quello dei fruitori della letteratura</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il mondo editoriale, per la sua stessa sopravvivenza, si è evoluto adeguandosi alla società contemporanea, <strong>il pubblico dei lettori è invece spesso ancorato a una visione antiquata della scrittura</strong>, dell&#8217;arte e della pubblicazione. Detto in parole più semplici: l&#8217;editore pensa a ciò che libro, autore, romanzo significano al giorno d&#8217;oggi, mentre spesso il lettore intende quello che significavano ai tempi di Manzoni, Leopardi e compagnia bella.</p>
<p style="text-align: justify;">Badate bene che con questo non voglio dare giudizi di valore. Se parlo di “evoluzione” intendo semplicemente il cambiamento, né intendo condannare la nostalgia del bel tempo andato. Vorrei riuscire ad astrarmi, per una volta, dalle contrapposizioni “moderno=buono/antico=cattivo” e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Di chi è la responsabilità? Della scuola? E&#8217; probabile, visto che i programmi ministeriali, almeno fino ai miei tempi, faticavano ad arrivare agli anni &#8217;40 del XX secolo. Specialmente chi ha compiuto studi umanistici, viene imbottito di ottocento e non si accorge che fuori dalla finestra il mondo è diventato tutt&#8217;altra cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna considerare in primo luogo l&#8217;<strong>alfabetizzazione di massa</strong>. Noi ci lamentiamo che in Italia si legge poco, e questo è senz&#8217;altro vero se si fa il paragone con molti paesi stranieri; però è un fatto che <strong>in Italia si legge molto di più che in passato</strong>. Nel corso del &#8217;900 l&#8217;affermarsi dell&#8217;istruzione pubblica ha notevolmente allargato il pubblico dei lettori. Secondo le statistiche, la maggior parte di questi compra appena un libro l&#8217;anno: ma rendiamoci conto che questo dato apparentemente sconfortante è già un progresso notevole rispetto a un passato in cui l&#8217;alfabeto era conosciuto da appena il 2% della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ha rappresentato un mutamento copernicano della società, <strong>cambiando la diffusione e la natura stessa dell&#8217;oggetto-libro</strong>. Di natura fisica innanzitutto: da oggetto costoso e destinato a pochi, quindi spesso di grandi dimensioni, fatto di materiali ricercati, illustrato, il libro è diventato un prodotto di massa: più spesso leggero, meno buono qualitativamente e soprattutto più economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il cambiamento ha riguardato anche i contenuti. Ed era inevitabile che fosse così: se<strong> il libro diventa un prodotto di massa</strong>, è consequenziale che diventi <strong>più accessibile</strong>, <strong>più semplice</strong>, anche <strong>più breve</strong>. E non prendete questa per un&#8217;affermazione snobistica. Non è che le “masse” siano più stupide: è che semplicemente non hanno tempo. Fino al XIX secolo, quelli che leggevano erano una ristretta casta di privilegiati, il più delle volte nobili, liberi dall&#8217;assillo del lavoro e con tanto ma tanto tempo da dedicare alla cultura. Ma se a leggere è l&#8217;operaio, l&#8217;impiegato, il precario che passa un terzo della sua esistenza a confrontarsi con problemi concreti e assillanti, pretendere che spenda il tempo libero speculando sulle monadi e le categorie dello spirito sarebbe puro sadismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come mi disse il direttore editoriale di una casa editrice peraltro abbastanza famosa, “io quando la sera torno a casa stanco morto dopo un giorno di lavoro, prima di dormire mi metto a leggere <strong>Camilleri</strong>, mica <strong>Gadda</strong>&#8230;”.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; vero: un tempo si pubblicavano <strong>Manzoni</strong>, <strong>Leopardi</strong>, <strong>De Roberto</strong>; oggi tanta letteratura “di genere” e moltissimi libri-spazzatura (perché non venitemi a dire che non lo sono operazioni come gli aforismi di Taricone&#8230;). Ma Manzoni non era un best-seller. <strong>I Promessi Sposi se li pubblicò a sue spese</strong> e per poco non si riduceva sul lastrico. Testimoni raccontano di come tentasse penosamente di rifilare le copie invendute agli amici che lo venivano a trovare. Se dovessimo scorrere le tirature del tempo (termine già di per sé anacronistico), risulterebbero ridicole. Se riusciva a far parlare di sé non era soltanto per le qualità letterarie, di cui non discuto, ma anche perché apparteneva a una ristrettissima cerchia di intellettuali che, in quanto così pochi, si conoscevano praticamente tutti. <strong>Non esisteva al tempo un&#8217;industria editoriale</strong>; non aveva bisogno di arrivare alle masse; sennò ti saluto.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte, volendo continuare questo giochetto manicheo di distinguere tra letteratura “alta” e “bassa”, uno degli aspetti più interessanti della seconda metà del &#8217;900 è stato proprio l&#8217;abbattimento degli steccati tra i due generi. Oggi molta letteratura che, per così dire, si pone obiettivi più profondi del puro intrattenimento, spesso si riveste di forme mutuate dall&#8217;arte popolare. E non è detto che sia un male: già Lucrezio, in tempi non sospetti, suggeriva di cospargere di miele il bordo della coppa, così da rendere meno amara la medicina. <strong>Oggi la letteratura si rivolge a un pubblico più ampio</strong>: è normale che adegui il suo stile, più spesso per eccesso – è vero – e senza dubbio a scapito delle opere più complesse e sperimentali.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poi il rovescio della medaglia: <strong>molta più gente al giorno d&#8217;oggi scrive</strong>. Questo è un fenomeno assolutamente inedito nella storia della civiltà. Fino a cento anni fa non sarebbe mai venuto in mente a così tanta gente di scrivere un romanzo, una poesia, un articolo, né di aspirare alla carriera di “scrittore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è senz&#8217;altro un bene, se preso in sé: non sarò certo io a ironizzarci su, come fanno certi snob convinti che debba essere una prerogativa per pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema però è che ciò provoca un cortocircuito tra la domanda e l&#8217;offerta. Troppa è la differenza numerica tra le opere in cerca di pubblicazione e quelle che effettivamente possono essere pubblicate, e questo anche a prescindere dalla qualità letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ha fatto nascere un fenomeno inedito, degno di essere studiato dal punto di vista sociologico: la frustrazione dell&#8217;aspirante scrittore rifiutato. Ma ci vorrebbe un articolo apposito solo su questo argomento&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che fare, allora?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Piangere non serve a nulla. Per quanto le critiche e le accuse al mondo editoriale possano trovare una giustificazione (e anche a me ne vengono parecchie), non penso possa aiutare a trovare una soluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che ci dobbiamo chiedere è <strong>quanto questo sistema attuale sia ancora in grado di soddisfare le esigenze di una pur grande fetta di pubblico </strong>di lettori “forti” e spesso a loro volta autori. Se cioè sia ancora il caso di insistere su questa organizzazione, questa distribuzione, questa promozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Fenomeni come il <em>print on demand</em>, di cui abbiamo già parlato, offrono interessanti spunti di riflessione, anche se presentano secondo me diversi limiti. Ma sono già un segnale che la società non ha smesso di cambiare, e con essa forse cambierà ulteriormente anche l&#8217;editoria.</p>
<p><!-- WSA: context 'ref-secondo' not found --></p>
<h2  class="related_post_title">    Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/il-rapporto-sullo-stato-delleditoria-italiana/" title="Il rapporto sullo stato dell&#8217;editoria italiana">Il rapporto sullo stato dell&#8217;editoria italiana</a></li><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/il-rapporto-sulla-stato-delleditoria-in-italia-nel-2010/" title="Il Rapporto sulla stato dell&#8217;editoria in Italia nel 2010">Il Rapporto sulla stato dell&#8217;editoria in Italia nel 2010</a></li><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/print-on-demand-o-distribuzione-in-libreria-la-nostra-esperienza/" title="Print on demand o distribuzione in libreria? La nostra esperienza">Print on demand o distribuzione in libreria? La nostra esperienza</a></li><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/al-via-ferrara-libri-rassegna-sulleditoria-ferrarese/" title="Al via Ferrara Libri, rassegna sull&#8217;editoria ferrarese">Al via Ferrara Libri, rassegna sull&#8217;editoria ferrarese</a></li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/riflessioni-sulleditoria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non si può insegnare a scrivere</title>
		<link>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/non-si-puo-insegnare-a-scrivere/</link>
		<comments>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/non-si-puo-insegnare-a-scrivere/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Cavedagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[corsi scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[mariti e mogli]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[talento]]></category>
		<category><![CDATA[woody allen]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/?p=283</guid>
		<description><![CDATA[Si può insegnare a scrivere? Scrivere in maniera creativa? I corsi, i seminari, le scuole di scrittura creativa hanno un senso? Possono insegnare davvero qualcosa, e non solo quei trucchetti che ogni buon scrittore impara da solo col tempo (e in modo più immediato, più vero, sulla propria pelle), con l&#8217;esercizio, con le eterne revisioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="big">S</span>i può <strong>insegnare a scrivere</strong>? Scrivere in <strong>maniera creativa</strong>? I corsi, i seminari, le scuole di <em>scrittura creativa</em> hanno un senso? Possono insegnare <em>davvero</em> qualcosa, e non solo quei trucchetti che ogni buon scrittore impara da solo col tempo (e in modo più immediato, più vero, sulla propria pelle), con l&#8217;<strong>esercizio</strong>, con le <strong>eterne revisioni</strong>, con le nottate passate a <strong>rileggere </strong>e a <strong>riscrivere</strong>, a tormentarsi su un pagina o una singola frase?</p>
<p style="text-align: justify;">No, non si può insegnare a scrivere, <strong>non si può insegnare il talento</strong>. O lo si ha oppure no. Nessun corso potrà mai instillare il talento per la scrittura. Quella vera.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica cosa è <strong>leggere, leggere, leggere,</strong> come ben descritto nell&#8217;incipit di un film di <strong>Woody Allen</strong> del 1992, &#8220;<strong>Mariti e mogli</strong>&#8220;:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="420" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://blip.tv/play/AYGOxTmY6Gk" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="420" src="http://blip.tv/play/AYGOxTmY6Gk" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<!-- WSA: context 'ref-secondo' not found --></p>
<h2  class="related_post_title">    Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/manoscritti-inediti-non-ci-siamo/" title="Manoscritti inediti: non ci siamo ">Manoscritti inediti: non ci siamo </a></li><li><a href="http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/a-cena-con-giacinto-de-sivo/" title="A cena con Giacinto De Sivo">A cena con Giacinto De Sivo</a></li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.edizionitrabant.it/ilrefuso/non-si-puo-insegnare-a-scrivere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

