Il rapporto sullo stato dell’editoria italiana

di Fabio Cavedagna | 10 marzo 2009 | Archiviato in il mestiere del libro

Ogni anno l’AIE, l’Associazione Italiana Editori, pubblica un rapporto sullo stato dell’editoria, generalmente facendo riferimenti ai dati raccolti l’anno prima. Benchè siano solo freddi numeri, hanno il potere di delineare un quadro non solo della situazione dell’editoria italiana, ma anche di quanto e di come si legge in Italia.

Alcuni dati sono cresciuti, altri diminuiti, come è noramle che sia. Resta indubbio che in Italia si legge poco, anche quando i dati segnano un miglioramento. In un rapporto di qualche anno fa era possibile leggere che in Europa leggono meno di noi italiani solo gli spagnoli e i greci.

Senza commentare i dati ma lasciando che ognuno si possa fare un’idea e faccia le sue deduzioni, ecco il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2008.

Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2008

La sintesi a cura dell’Ufficio studi di AIE

Il mercato dell’editoria libraria si consolida nel 2007, con un valore che registra un +0,87% sull’anno precedente, raggiungendo un giro d’affari complessivo di 3,702 miliardi di euro.
Sono oltre 61mila i titoli librari prodotti (per il 62% si tratta di novità), pari a 268 milioni di copie.
Diminuiscono però i lettori: sono stati 24milioni i lettori di un libro in un anno (il 43,1% della popolazione), ma solo 3,2 milioni gli italiani che ne hanno letto uno in un mese.

I lettori di almeno un libro nel 2007? 24milioni di italiani (-1% sul 2006). Ma i lettori di uno al mese sono solo 3,2 milioni -Nel 2007 i lettori di almeno un libro non scolastico nei dodici mesi precedenti sono scesi dal 44,1% di tutta la popolazione italiana con più di 6 anni di età al 43,1%.
Dichiarano di aver letto un libro nel 2007 poco più di 24 milioni di italiani con una flessione sul 2006 dell’1%; a questo valore va aggiunto un altro 10,8% di lettori di soli libri gialli, rosa, manualistica leggera (cucina, giardinaggio, hobby), di utilizzatori di guide di viaggio, di libri allegati a quotidiani e settimanali. Complessivamente si arriva a un valore del 53,9% di lettori.
Dopo un periodo in cui la lettura aveva fatto segnare lenti ma progressivi tassi di crescita – dal 1999 al 2006 – lo scorso anno è stato il primo in cui si è assistito a una inversione di tendenza, confermata non solo da Istat ma anche da altre indagini (Ipsos, Nielsen, ecc.).

Questa situazione non modifica affatto le ben note caratteristiche strutturali di un mercato il cui perimetro risulta tra i più ristretti tra i paesi europei:

• Tra i lettori, la metà (il 46,2%) non legge più di tre libri all’anno;
• Solo il 13,3% dei lettori ne legge uno al mese (circa 3,2 milioni di persone);
• Restano forti le differenze a livello geografico: si passa dal 51,4% del Nord al 31,6% del Sud (venti punti percentuali!); legge il 55% del Trentino Alto Adige o il 53,3% della Lombardia, contro il 30,1% della Sicilia, il 30,2% della Campania, il 29,1% della Calabria, il 28,9% della Puglia, ecc.
• Le fasce infantili e giovanili di popolazione si confermano composte da lettori complessivamente più forti (nonostante la maggior diffusione/utilizzo di internet, telefonia mobile, ecc.) rispetto alla media nazionale. Il 59,5% dei bambini di 11-14 anni; il 56,6% dei 15-17enni; il 54,6% dei 18-19enni si dichiara lettore di libri non scolastici.
• Le donne leggono più degli uomini: nel 2007 raggiungono il 48,9% rispetto agli uomini che si fermano al 37%.

Il mercato: cresce dello 0,9% -Nel 2007 il valore complessivo delle vendite di libri a prezzo di copertina nel nostro Paese hanno raggiunto la cifra di 3.702,2 milioni di euro con un incremento inferiore all’un per cento (+0,87%) rispetto all’anno precedente.
Le vendite di libri di varia adulti e ragazzi nei canali trade (libreria di catena editoriale e non), grande distribuzione, librerie on line, edicola (esclusi i collaterali), fiere e mostre del libro, si sono attestati nel 2007 a 1,415 miliardi di euro (+1,5%). Da questa cifra restano escluse le vendite di libri scolastici di adozione che hanno raggiunto il valore di 716,3 milioni di euro (+1,5% sul 2006). Il mercato scolastico vale il 19,4% del mercato complessivo del libro.
Il mercato ragazzi (libri 0-14 anni) nel 2007 ha raggiunto il valore di vendita a prezzo di copertina di 137,2 milioni di euro (+2,5% sul 2006), che rappresenta il 9,8% delle vendite dei canali trade, ma appena il 3,7% del mercato complessivo.

Libri in edicola allegati ai quotidiani: -7,5% sull’anno precedente come valore, dimezzati i titoli, -24% sulle copie -Nel 2007 il fenomeno della vendita di libri in edicola in abbinamento a quotidiani e settimanali, già in rallentamento a partire dal 2006, ha subito la sua prima vera battuta di arresto dal 2002, quando questa formula fece il suo ingresso sul mercato italiano: lo scorso anno sono stati venduti in edicola libri per un valore stimato di 453 milioni di euro (-7,5% rispetto al 2006). E dai 988 titoli pubblicati nel 2006 si è scesi a 432.
Il fenomeno era iniziato nel 2002 quando vennero vendute in edicola circa 44,2 milioni di copie di libri, per poi passare nel 2003 a 62,1 milioni, nel 2004 a 75,5 milioni di copie e nel 2005 a 80 milioni. Nel 2006 la prima secca battuta d’arresto, non si arrivò a 60 milioni di copie, che nel 2007 sono ulteriormente scese a 45,5 milioni di copie (-24,1%; stima).

Le case editrici complessivamente sono 2901. Gli addetti 38mila -Nel 2007 risultavano censite – tra attive e non – 8.814 case editrici. Tuttavia il parco di imprese – non considerando quelle che non hanno pubblicato alcun titolo nell’anno, quelle che sono emanazione di aziende, fondazioni, enti con altre finalità, o che hanno una produzione occasionale, ecc. -porta il valore a scendere a 2.901 imprese. Gli editori che hanno una presenza organizzata sul mercato (pubblicano almeno un titolo al mese, hanno un piano editoriale, e hanno una distribuzione in libreria, e almeno 100 titoli commercialmente vivi in catalogo) sono 1.016.
Complessivamente lo stock occupazionale della filiera è stimabile in circa 38 mila addetti.

La distribuzione: sempre più le catene librarie (su 2mila librerie, 609 sono a catena) -Il principale fenomeno che continua a contraddistinguere lo scenario distributivo è rappresentato dallo sviluppo delle catene di librerie (anche con un significativo sviluppo nei centri commerciali, aeroporti e a breve anche nelle stazioni ferroviarie). Oggi su circa 2mila librerie 609 appartengono a catene (editoriali, o della distribuzione), e 92 sono catene a “gestione familiare”: nel complesso il 35,1% dei punti vendita. Di queste catene 63 sono multistore (oltre 1.000 mq di superficie, vendita di libri e altri prodotti come musica registrata, video, ecc.).

Il mercato trade: crescono le vendite nella Gdo, nelle librerie online (+37%), nelle edicole -I canali trade mostrano nel 2007 una dinamicità maggiore per effetto di tre spinte sostanziali:

• La crescita (+5,0%) delle vendite nei banchi libri – ma ormai si tratta di reparti all’interno dell’area bazar – di Ipermercati e supermercati, potendo sfruttare una più incisiva politica di promozioni di prezzo e di animazione delle vendite e di un ampliamento degli assortimenti anche verso tipologie di libri caratterizzati da prezzi di copertina mediamente più alti, marchi che non sono più solo i tradizionali editori di best seller che un tempo caratterizzavano questo canale.
• La crescita delle librerie on line: +36,9%, al netto delle vendite generate dall’acquisto di libri da parte di clienti italiani su quelle straniere.
• La stessa ripresa delle vendite di libri nelle edicole, che hanno saputo in questi ultimi anni

rinnovarsi nell’allestimento offrendo assortimenti di libri (collaterali esclusi) non più fatti solo da tascabili e supereconomici: +12,1%. Anche se il tasso di crescita nel 2007 va commisurato con il fatto che l’anno prima con solo 16,5 milioni di euro di vendite si era toccato il livello più basso nella vendita di libri in questo canale.

Produzione: oltre 61mila titoli (per il 62%novità), 268 milioni le copie – Nel 2006 -ultimo anno di cui si hanno dati definitivi sulla produzione -sono state pubblicati 61.440 titoli, compresi quelli destinati all’adozione scolastica (6.202) e i libri per bambini e ragazzi (4.288). Il 61,8% di essi sono novità (62,4% nel 2005). Sono escluse le opere vendute assieme ai quotidiani e settimanali.

L’82,9% dei titoli pubblicati sono libri di varia (narrativa, manualistica, saggistica, guide, arte e illustrati, guide di viaggio, libri universitari, Stm, reference ed enciclopedie); un altro 7,0% sono libri per bambini e ragazzi; infine il 10,1% sono libri destinati all’istruzione dell’obbligo e alla scuola superiore.
Nel 2006 – escludendo sempre le copie dei libri venduti assieme a quotidiani e settimanali – sono stati stampate 268 milioni di copie con una tiratura media di 4.300 copie.
I titoli commercialmente vivi sono nel 2008 609.287, di cui 37.855 opere “con disponibilità limitata”.
Nel 2007 questo valore era di 581.035 (settembre 2007), e di 545.762 l’anno ancora precedente. Tra 2007 e 2008 vi è stato un incremento del 4,9%.

Traduzioni: 1 titolo su 5 è “estero” – Diminuisce progressivamente il peso dei libri di autore straniero sul totale della produzione italiana: da un valore medio che si attestava attorno al 25% per tutti gli anni Novanta si è scesi infatti oggi a un 22,5%. In particolare diminuiscono le opere tradotte nei settori di varia adulti (21,9%) e dei libri per ragazzi (32,7%).
È naturalmente dai mercati di lingua inglese che provengono la maggior parte delle traduzioni: posti pari a 100 i titoli tradotti, il 47% di quelli di varia adulti, e ben il 71% delle opere per ragazzi provengono da autori di mercati di lingua inglese. Le altre aree linguistiche – quella francese, tedesca e spagnola – si trovano a livelli inferiori, costituendo rispettivamente il 2,3%, l’1,3% e lo 0,7% del totale dei titoli tradotti. Anche nelle tirature medie, rispetto alle 4.900 copie dei titoli di autore di lingua inglese, si scende a 3.300 per gli autori francesi o 2.900 per quelli tedeschi.

L’export del libro italiano: +2% – Cresce l’export dei libri italiani all’estero: +2% rispetto al 2006, corrispondente a un valore totale di 40,7 milioni di euro (il dato non include l’export che transita attraverso i siti di commercio on line, che sicuramente registra un incremento). Nonostante la crescita, il valore denota una scarsa dinamicità del commercio estero del libro italiano, che negli ultimi anni è pur sempre aumentato ma in misura poco significativa. I libri maggiormente esportati sono quelli d’arte, d’immagine, di design che costituiscono l’eccellenza dell’editoria italiana.

E i primi mesi del 2008? Il 2008 è stato caratterizzato, sino ad ora, da una crescita che difficilmente raggiungerà nei canali trade i valori del 2007, a causa soprattutto di una più generale contrazione dei consumi delle famiglie che potrà avere ricadute considerevoli sul bilancio finale dell’anno in corso. Gli indici del valore delle vendite del commercio al dettaglio su piccola e grande superficie hanno fatto segnare già nell’aprile scorso un -3,4% nelle vendite rispetto al corrispondente mese del 2007 alla voce “cartoleria, libri, giornali e riviste” e un -1,0% rispetto al marzo 2008. Il settore risulta inoltre penalizzato da un’ulteriore riduzione delle vendite di collaterali, che per gli editori si traducono in minori introiti in termini di diritti.
Il mercato rimane contraddistinto da bassi indici di crescita della lettura in assenza di importanti interventi di promozione pubblica in questo settore. La speranza è riposta nelle vendite natalizie: sino ad oggi si è sempre verificato che in periodi di crisi il libro regalo sia stato un bene rifugio in occasione delle festività di fine anno. Rimane però difficilmente sostenibile una gestione economicofinanziaria complessiva del settore basata solo sull’andamento delle vendite di poco più di un mese.

Andamento del mercato editoriale a prezzo di copertina
Valori in euro e in percentuale

(clicca sull’immagine per ingrandirla)



   
   
Seguici su Facebook
Seguici su Twitter