Mark Oliver Everett, Things the Grandchildren Should Know

di Marcello Donativi | 3 gennaio 2010 
Mark Oliver Everett

Può un ragazzo sopravvivere alla morte dell’intera famiglia e riuscire a fare qualcosa della sua vita? Questo il brusco attacco della quarta di copertina. E l’inizio del libro non è da meno. D’altra parte stiamo parlando di roba forte, signori: l’autobiografia di Mark Oliver Everett, cantante degli Eels.

Eels: un po’ di storia

E’ probabile che in Italia ci sia molta gente che non li ha mai sentiti nominare, ma negli Stati Uniti gli Eels sono una rock band di culto. Meglio sarebbe dire una one-man-band: uno di quei complessi in cui i membri vanno e vengono, ma al centro resta sempre – dispotica? – la figura di un cantante/compositore che decide tutto. E infatti all’origine era un solista, che aveva scelto per sé il secco pseudonimo di Mr E, dall’iniziale del cognome. Un paio di album solisti, un po’ acerbi, fino alla svolta del 1996: viene formato attorno a lui un gruppo più o meno stabile di musicisti, a cui decide di dare il nome Eels.

Perché Eels? “Perché volevo che nei negozi i dischi stessero accanto ai miei vecchi dischi solisti. Sai, l’ordine alfabetico…” ha dichiarato Mark alcuni anni fa. Con la nuova formazione viene inciso l’album Beautiful Freak, il cui singolo Novocaine for the Soul riesce a fare breccia nelle classifiche statunitensi. Sono gli anni dell’ultimo colpo di coda grunge e la canzone, come tutto l’album, incarna alla perfezione il periodo: un misto di pop e rock con testi sul disagio giovanile. “Novocaina per lo spirito / dovreste darmi qualcosa / per riempire il buco” cantava E diventando presto una sorta di idolo degli adolescenti depressi.

Seguirà una carriera ricca di un sempre maggiore successo di critica. Due album da segnalare su tutti, anche perché ci portano dritti al tema del libro: Electro-Shock Blues del 1998, concept dedicato alla sorella e alla madre, morte a distanza di pochi mesi una suicida e l’altra di cancro, e Blinking Lights and Other Revelations del 2005, doppio album di stampo ancora più autobiografico. Una sorta di bilancio esistenziale in musica, per il quale E finalmente getta la maschera, lascia lo pseudonimo e si firma con il suo nome: Mark Oliver Everett Jr.

Un’autobiografia

Things the Grandchildren Should Know

Perché Junior? Perché il padre era Mark Oliver Everett Senior, un fisico quantistico in odore di follia per le sue bizzarre teorie sull’esistenza di universi paralleli. Un uomo chiuso nel suo mondo mentale: raro che si abbandonasse a slanci di affetto o anche solo al contatto fisico. E l’autobiografia di Everett parte proprio dalla figura di questo omaccione silenzioso e dalla sua morte per infarto quando il nostro ha 19 anni. E’ proprio Mark a trovare il corpo abbandonato del padre, e sulle prime nemmeno pensa alla morte, tanto era abituale trovarlo immobile e assorto nei suoi pensieri. Siamo nel 1982, e da questo trauma inizia il racconto della vita del giovane Everett. Una narrazione spesso ironica, su temi però tutt’altro che facili da digerire: il disagio giovanile a scuola, le difficoltà nei rapporti interpersonali, una vita adulta travagliata e soprattutto la sorte che si accanisce contro la famiglia. Su tutto la sorella Elizabeth, giovane depressa con alle spalle problemi di droga e diversi ricoveri in clinica psichiatrica. Per finire alla madre malata di cancro.

Ma è anche il racconto della carriera musicale dell’autore, degli anni passati a cercare un contratto discografico, delle difficoltà nel rapportarsi con il successo.
Fino al momento in cui Everett diventa un adulto, unico superstite della sua famiglia, e si trova a dover fare un bilancio della sua esistenza. Attenzione: non necessariamente negativo.

In questo trova un significato il titolo. Things the Grandchildren Should Know è infatti l’ultima canzone di Blinking Lights, un album che potrebbe essere preso per la versione musicale del libro. L’ultima traccia è il commiato perfetto per concludere il disco: Everett parla della sua vita oramai tranquilla dopo le bufere del passato, racconta con candore dei suoi sforzi per raggiungere una sorta di serenità e fa i conti definitivi con la sua vita. Fino a concluderne: “Ho dei rimpianti / ma se dovessi rifare tutto daccapo / be’, non mi dispiacerebbe farlo”.
E questo racchiude in pochi versi l’intera filosofia del libro, in un legame così stretto che – per esempio – in allegato troverete un cd con due versioni della canzone, quella ufficiale e un primo demo in studio.

Se volete invece ascoltarne una dal vivo, eccola qui, ripresa durante il concerto all’Albert Hall di Londra del 2006:

In conclusione

Il commento migliore è riportare quanto scritto nella recensione del Guardian: “Ho iniziato a leggere questo libro senza conoscere nulla degli Eels e aspettandomi che fosse il solito prodotto per fan; alla fine mi sono scoperto a canticchiare Novocaine for the Soul, e probabilmente diventerò un fan anch’io”. Non si tratta insomma di un libro specifico per appassionati. Non è merchandising per incrementare le vendite di un disco; è piuttosto una storia che chiunque può leggere e apprezzare a prescindere. Io ve lo consiglio.
Una nota linguistica: purtroppo non è ancora stato tradotto in italiano. Tuttavia, è scritto in un inglese abbastanza piano da essere accessibile anche a chi non è abituato a leggere in lingua, e non è affatto difficile da trovare in qualcuna delle tante librerie online, anche italiane. In ogni caso ne vale la pena.

Mark Oliver Everett
Things the Grandchildren Should Know
Abacus
14 euro circa








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