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Prezzo di copertina: istruzioni per l’uso

di Marcello Donativi | 8 settembre 2008 | Archiviato in: il mestiere del libro 

codice ISBNSi dice spesso che i libri costino cari.
Tralasciamo quando questa frase viene pronunciata da gente capace di spendere 190 euro per un paio di jeans. In quel caso non ti curar di lor ma guarda e passa; oppure curatene e spendi almeno 10 minuti della tua giornata a invocare la collera divina.

Costano cari? Dipende. Secondo me no.
Ma l’atroce dubbio del lettore medio è un altro: cosa sto pagando, io, quando tiro fuori dal borsello quei sette, dieci, venti euro per portarmi a casa un libro?

Siamo qui a svelarvi l’arcano.
Grosso modo il prezzo di copertina si può dividere in settori, a seconda di chi si intasca la percentuale. Questi settori sono:
- tasse (la famigerata IVA)
- spese di tipografia
- spese varie
- percentuale dell’autore
- percentuale del distributore
- percentuale del venditore

Facciamo allora un po’ di conti.
Contrariamente a quello che si potrebbe credere, le spese di stampa non rappresentano la percentuale maggiore. Stampare un libro in tipografia non è operazione eccessivamente costosa, e il prezzo si riduce notevolmente in caso di ristampe. Diciamo grosso modo che 2000 copie di un volumetto tascabile in bianco e nero di 100 pagine (molto esile, dunque) possono costare circa 1000 euro; facendo i conti, più o meno 50 centesimi a copia. Naturalmente non tutti i libri hanno così poche pagine, non tutti sono tascabili e in bianco e nero, ma questo per rendervi un’idea di qual è la cifra base.
In Italia l’industria editoriale beneficia di un regime privilegiato di IVA, che invece del solito 20% è appena il 4% del prezzo di copertina.
Il distributore è di solito quello che prende la fetta maggiore: si può andare dal 30% fino anche a sfiorare il 50%, a seconda delle condizioni stabilite.
Il venditore (libraio o edicolante) prende tra il 20-25% e il 40%, a seconda della sua importanza: chiaramente una libreria nella stazione centrale di una grande capitale pretenderà di più di un oscuro bugigattolo di provincia.
Quanto prende, dunque, un autore? Una percentuale che può andare dal 3% al 10%, a seconda del suo potere contrattuale e delle prospettive di vendita; raramente si supera il 10%, nel caso di sicuri best-seller. Una miseria?
Tenete conto che, sottratte tutte queste percentuali, il resto va all’editore, ma serve a pagare le spese di affitto, consumi, spese varie, eventuali stipendi di dipendenti (non degli stagisti forniti dai master, naturalmente…) e infine a pagarsi il suo proprio stipendio.

Facciamo allora un’ipotesi.
Mario Frustilli, “La mia vita con le tartarughe”, Edizioni Il Polipo, collana “Le Pappine”.
Si tratta di un tascabile di 150 pagine, dal prezzo di 10 euro, di autore poco conosciuto.
Di questi 10 euro abbiamo:
- 0,75 euro al tipografo
- 0,25 euro di IVA (4%)
- 3 euro al distributore (30%)
- 2 euro al venditore (20%)
- 0,30 euro all’autore (3%)
- 3,7 euro all’editore, con cui coprire le spese e ricavare un guadagno

Poniamo che la tiratura sia di 1000 copie. All’editore stamparlo costerà 750 euro più le spese eventuali. L’autore – casomai si dovesse esaurire la tiratura – guadagnerà 300 euro.

Cosa ricaviamo da tutti questi conti? Diverse riflessioni.
Innanzitutto, si capisce come mai sia così difficile, almeno nel nostro paese, vivere di scrittura. Divertitevi a fare questo calcolo con le percentuali di vendita dei maggiori autori, e vedrete che solo pochi fra loro guadagnano cifre tali non dico da diventare ricchi, ma proprio da mantenersi.
In secondo luogo, si comprende come anche l’editore non è che ci guadagni granché, a meno che non faccia un volume altissimo di vendite. E diventa forse più comprensibile il motivo per cui tanti piccoli editori chiedono un contributo spese all’autore esordiente.

Ma a questo proposito, state attenti. Adesso che conoscete le cifre: se vi chiedono 3000 euro per stampare 500 copie della vostra raccolta di poesie di 16 pagine, ecco… pensateci bene.

   
Contatta l'autore: Marcello Donativi



7 commenti a “Prezzo di copertina: istruzioni per l’uso”

  1. Potassio
    24 novembre 2010

    come è possibile che l’autore del libro, cioè colui che da’ vita a tutte le struttre professionali “al di sopra” di lui e al mercato che ne deriva, venga pagato così poco?? è ridicolo.
    In questo mondo le idee non contano nulla e non vengono adeguatamente difese, retribuite e riconosciute, dove per “riconosciute” intendo anche la vera e propria riconsocenza. E’ facile vivere sulle idee degli altri, non essendo in grado di strutturare le proprie di idee.. quand’anche si riuscisse ad avere delle idee.
    L’autore dovrebbe avere il 50% degli incassi. E non si dovrebbe discutere su questo, soprattutto oggi, nel mondo del digitale, del copia-incolla replicabile e dell’autopromozione semplice ed efficacie grazie ad internet e al socialnetworking.
    Siamo matti, non ne sapevo nulla.
    E’ come se un calciatore venisse pagato come il massaggiatore che lo tiene in forma.. o meno del cronista sportivo che ne elogia un exploit in campo, comodamente seduto in tribuna.
    Ci sono lavori e realtà imprenditoriali che, se non fosse grazie all’artista e al fuoriclasse, non esisterebbero. Quasi tutte, praticamente.
    Smettiamo di scrivere, è meglio.

    Gianluca Potassio Martin

  2. Marcello Donativi
    17 giugno 2010

    Cara Eleonora, la risposta è sì: la percentuale che si concede al distributore include anche la parte che va alle librerie, anche perché in questo caso spetta al distributore concordare la condizioni con i punti vendita e riscuotere i pagamenti. Nel caso specifico, il 55% mi sembra leggermente alto, ma non mi meraviglia, dal momento che la percentuale si aggira di solito intorno al 50%.
    Considerati i costi generali è effettivamente tanto e questo è uno dei motivi per cui molte piccole case editrici – tra cui noi – scelgono di adottare la distribuzione diretta.
    Un saluto e in bocca al lupo per la casa editrice!

  3. Eleonora
    16 giugno 2010

    Io ho avviato la mia attività di editore circa un paio di mesi fa e sono alla ricerca di un distributore, per adesso mi sono arrivati dei contratti di tipo più o meno standardizzato dove si parla di un 55% sul prezzo di copertina, che va direttamente al distributore. Mi chiedo però se questo 55% copre anche la percentuale del librario e credo proprio di sì, altrimenti non avrebbe veramente senso far distribuire i propri libri poiché 55% al distribuotre + 30% al libraio, e poi bisogna cambiare lavoro. Sto cercando proprio info riguardo questa questione delle percentuali che vanno ai distributori e ai librai, sperando che in quel 55% si assolva anche la parte che spetta al libraio. Se riuscite a chiarirmi la faccenda ve ne sono davvero grata.

    Eleonora

  4. Zeni
    22 novembre 2008

    Grazie anche a lei per questo intervento, che fa tanto più piacere in quanto proviene da un addetto ai lavori.

    Interessante è notare come sia difficile trovare delle cifre valide per tutti i casi. Per scrivere l’articolo ci siamo basati sulle affermazioni di alcuni editori di livello “medio”; ma evidentemente il ventaglio di possibilità è molto ampio.

    Sarebbe interessante discuterne in modo più approfondito, raccogliendo quante più esperienze possibile.

  5. Pietro
    22 novembre 2008

    Da editore, direi che il calcolo fatto è fin troppo ottimistico. Per la mia esperienza, distributore e libraio prendono complessivamente tra il 60 e 65% del prezzo di copertina. Giusto il calcolo sulle percentuali degli autori, mentre le spese di stampa sono quasi sempre un po’ più alte di quelle base indicate nell’articolo. Poi ci sono le spese di grafica ed eventualmente quelle di traduzione. Insomma, alla fine, all’editore (soprattutto se piccolo) resta neanche un 30% del prezzo di copertina. Percentuale che normalmente gli viene corrisposta a 120/150 giorni.

  6. Zeni
    6 ottobre 2008

    Grazie per le precisazioni.

    In effetti la maggior parte dei venditori prende il 30%, ma la forbice che avevo indicato era ampia per abbracciare i casi più disparati: dalla vendita in edicola, per cui la percentuale si abbassa, sino ad alcune strategie di promozione che offrono percentuali maggiori a fronte di particolari clausole (se non erro, faceva così la Newton Compton negli anno ‘90 con i libri a 1000 lire).

    Quanto alla Feltrinelli, non conosco il caso in particolare, ma che superi il 40% mi sembra molto probabile: accade così per altre grandi catene, come le librerie presenti nelle stazioni delle grandi città.

  7. Marco
    6 ottobre 2008

    Da quanto mi risulta, i venditori prendono molto più che il 20%. Anche librerie piccole ed indipendenti possono arrivare al 30 (lasciamo poi perdere la Feltrinelli che – se non erro – arriva a chiedere oltre il 40). Per contro, i distributori prendono un po’ meno. E che diamine, sono quelli che hanno meno rischi.

    Totalmente d’accordo riguardo al fatto che gli editori e gli autori, a meno che si parli di best-seller, faticano a campare, ma dire che i libri in Italia non sono cari non è del tutto vero. Nei paesi anglosassoni i prezzi sono molto più bassi.

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