Proibire Dante nelle scuole?

di Marcello Donativi | 13 marzo 2012 | Archiviato in divagazioni

La Divina Commedia dovrebbe essere tolta dai programmi scolastici. O almeno, così suggerisce Gherush92, una società di consulenza sull’educazione che collabora con le Nazioni Unite.

Secondo il presidente Valentina Sereni, infatti, l’opera di Dante Alighieri costituisce un cattivo maestro per le giovani generazioni, in quanto “presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo”. In particolare, sotto la scure della Gherush92 cadono i canti XXXIV, in cui Dante descrive la punizione di Giuda, il XXIII, con la dannazione di tutto il Sinedrio (antisemitismo), il XXVIII relativo a Maometto (islamofobia) e il XV sui sodomiti (omofobia).

“È nostro dovere – conclude la Sereni – segnalare alle autorità competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti”. Immagino lo sgomento che proveranno le autorità competenti nell’apprendere, grazie ai risultati di questa inedita ricerca scientifica, che in Europa nel XIV secolo si discriminavano gli ebrei e gli omosessuali.

Ma lungi da me voler criticare una relazione scritta con tali buone intenzioni. Anzi, non posso che lodare la volontà di mettere i giovani al riparo dalle tentazioni di tali abominii abilmente mascherati da opere letterarie. Pertanto, mi permetto di suggerire alla dottoressa Sereni una serie di opere e di autori che, a mio umile giudizio, meriterebbero la stessa sorte.

- Omero, Odissea: il personaggio di Ulisse rappresenta un esempio più che negativo per le giovani menti. Dopo aver partecipato a una guerra di aggressione imperialista vinta con l’inganno, l’eroe acheo impiega 20 anni per tornare a casa dalla moglie. Già, mentre però lei ricorre a ogni stratagemma pur di restargli fedele, lui non si tira indietro dal concedersi scappatelle con ogni maga, ninfa, pastorella, capretta, albero che incontra. Giudizio: imperialista e sessista.

- Virgilio, Eneide: il poeta latino assembla l’Iliade e l’Odissea invertendo l’ordine temporale, cambiando i nomi e togliendo le parti divertenti per sostituirle con le vicende di un eroe talmente pio e virtuoso che ti addormenti sulla sedia. Giudizio: apologia di plagio.

- Marco, Matteo, Luca, Giovanni, Vangeli: bisogna assolutamente impedire che i ragazzi leggano quest’opera, in quanto zeppa di contenuti offensivi verso chiunque. Scribi, farisei, pubblicani, dottori della legge, seminatori di zizzania: in sostanza il protagonista della vicenda non fa che prendersela con tutti. Per esempio, la figura di Pilato, il governatore romano, dipinto come un amministratore cinico e menefreghista, tant’è che il suo nome è diventato sinonimo di chi non vuole assumersi responsabilità. È qualcosa che va segnalato alle autorità competenti, perché rischia di fomentare l’odio verso gli antichi romani. Giudizio: romanofobo.

- Fratelli Grimm, Fiabe: questi raccontini, apparentemente educativi, costituiscono invece una minaccia per la formazione di una coscienza autenticamente animalista degli studenti. Gli animali sono ovunque rappresentati sotto una luce negativa, e quando anche così non è, sono in ogni caso messi in ridicolo. Tutto questo non fa che aumentare la tendenza allo specismo della nostra società, legittimando crimini come la cotoletta alla milanese e il brasato al barolo. Per esempio, Cappuccetto Rosso: se quest’opera dovesse diffondersi, abbiamo seri timori di suscitare le ire delle associazioni di categoria, come ad esempio la FederLupi. Giudizio: antianimalista.

- Giacomo Leopardi, opera omnia: diciamolo chiaramente, quest’autore è uno scandalo. Per tutto il corso della sua opera, lungi dal passare l’insegnamento che il mondo può essere migliorato con lo sforzo costante delle masse attive, l’autore invece non fa altro che lagnarsi della crudeltà della natura e dell’impotenza dell’uomo davanti a essa. Sarebbe da proibire del tutto, in quanto portatore di un nichilismo dannoso per le nuove generazioni. Tuttavia, il fatto che fosse un portatore di handicap suggerisce un approccio più morbido, per non urtare la sensibilità dei diversamente abili. Si potrebbe suggerire alle autorità competenti di portare l’opera nelle scuole purgata delle parti più sconvenienti. Ad esempio: “O natura o natura / perché […] / quel prometti allor? Perché […] / i figli tuoi?”. Giudizio: nichilista.

In conclusione, mi auguro che la società Gherush92 continui a metterci in guardia dagli insidiosi pericoli insiti nella storia della letteratura. I buoni segnali già non mancano. Appena informate delle caratteristiche perniciose della Divina Commedia, le autorità competenti hanno subito chiesto a Valentina Sereni dove poter trovare l’autore, in modo da procedere per vie giudiziarie contro di lui. La Sereni, a quanto pare, ha risposto che purtroppo, secondo un’ulteriore e più approfondita indagine, pare che sia morto 700 anni fa.

   
   
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