Volare basso
Pare che a volte le cose migliori siano frutto di obiettivi poco ambiziosi, o se preferite dell’abilità di volare basso.
Ci pensavo l’altro giorno a proposito di Gustave Flaubert.
A circa 35 anni lo scrittore non aveva ancora pubblicato nulla. Lavorava però incessantemente a un’opera dall’elaborazione lunghissima, che richiedeva pesanti studi di storia, filosofia, teologia e quant’altro.
Quando finalmente riuscì a terminarne una prima stesura, sequestrò i suoi due più cari amici e li costrinse ad ascoltarne la recitazione. Per quattro giorni li tenne incollati alla sedia mentre trionfante leggeva loro La tentazione di Sant’Antonio.
Solo al quinto giorno i due trovarono il coraggio di confessargli ciò che pensavano: quel libro era una pippa sfinente. Naturalmente non usarono queste parole, ma il concetto era più o meno quello. Si trattava di una lunghissima pièce a metà tra il romanzo e il testo teatrale, con la descrizione delle allucinazioni che ha l’eremita di età costantiniana quando viene tentato nella sua fede. Nel delirio di Antonio si incontrano riferimenti alle eresie della prima età cristiana, alle filosofie orientali, ai culti pagani, citazioni bibliche a ripetizione, il tutto espresso in un linguaggio magniloquente da fare impallidire Baudelaire.
I due provarono con cautela a dargli un consiglio: “Ma perché non ti misuri con un tema più terra-terra? Che ne so, hai sentito di quella signora di provincia che si è suicidata perché non riusciva a pagare i debiti contratti a causa dei suoi amanti?”
Non sappiamo la reazione immediata di Flaubert. Fatto sta che passò i successivi tre anni lavorando a un nuovo romanzo incentrato sull’argomento suggeritogli dall’amico. Ogni tanto sbuffava, nelle lettere confidava quanto fastidio gli arrecasse confrontarsi con una vicena così terrena e contemporanea, addirittura di provincia.
Dopo tre anni, però, signore e signori: ecco a voi Madame Bovary.
E scusate se è poco.
Che possa essere un’utile indicazione per gli aspiranti scrittori?
p.s.
Comunque Flaubert non demorse e continuò per anni a lavorare sulla Tentazione. Per la cronaca, qualche tempo fa l’ho letta, e devo dire che mi è pure piaciuta, forse perché ero particolarmente depresso. In ogni caso è nulla che possa mai aspirare al successo della Bovary.










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