Un italiano in America – Adolfo Rossi

« Credevate di trovare l’oro per la strada? Oggi tutti gli spiantati, tutti i disutili d’Europa, quando non sanno dove battere il capo, corrono in America! »

Un italiano in America, Adolfo Rossi

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Autore: Adolfo Rossi
Titolo: Un italiano in America
Collana: Pillole per la memoria
Isbn: 978-88-96576-39-7
Pagine: 258
Copertina: morbida
Prezzo: 13,50
Isbn ebook: 978-88-96576-40-3
Prezzo ebook: 3,99

Nel 1879 Adolfo Rossi ha soltanto ventuno anni. Vive nel suo paese in provincia di Rovigo e ha da poco trovato un impiego nelle Poste. Tuttavia, preso da una voglia di avventura giovanile, tormentato da una “nostalgia dell’ignoto”, lascia tutto e si imbarca per New York. Sono gli anni della grande emigrazione dall’Italia agli Stati Uniti e il nostro, che ha potuto studiare e non è spinto dalla fame, condividerà la sorte dei braccianti e degli artigiani osservando tutto con l’occhio lucido del cronista.

Scritto al suo ritorno in patria, Un Italiano in America è un vivace spaccato dell’emigrazione italiana, un documento importante per non dimenticare il periodo non lontano in cui, come recita una frase in voga, “gli Albanesi eravamo noi.”

Dalla prefazione:

Adolfo Rossi si muove con lo spirito del cronista, teso a dipingere un quadro, più che a dare giudizi di valore. Vuole descrivere, non muovere a pietà o denunciare. Questo lo porta, a volte, a raccontare episodi poco edificanti nei confronti del suo popolo. Quando, per esempio, al nono capitolo parla dei Cinque Punti, cioè la baraccopoli dei Five Points immortalata al cinema dal famoso film Gangs of New York, confessa con sincerità: “A New-York c’è quasi da vergognarsi di essere italiani.” E ci porta per mano a passeggiare nei bassifondi, entrare nei locali malfamati in cui si serve birra avariata, assistere alle trattative tra i caporali e i braccianti, secondo un sistema che il nostro non esita a definire una forma di “schiavitù italiana.” In un altro passaggio, però, si ribella ai numerosi stereotipi che circolano sugli Italiani e descrive, sotto forma di testo teatrale, la scena surreale del giovane immigrato ospite a cena, costretto a rispondere a numerose domande come “è vero che portate sempre un coltello in tasca?” o “quale strumento musicale suoni?”
[…] Rossi si sforza di intravvedere il lato curioso, quasi divertente, delle cose. Ne è un esempio quello che, a nostro avviso, è uno dei passi più riusciti: la descrizione del gergo italo-americano. Nel corso di due pagine memorabili, possiamo assistere a un’intera conversazione tra due italiani, che parlano nella loro lingua inframmezzandola di parole inglesi storpiate e italianizzate. Al punto da avere alla fine frasi come “Sì, adesso è in un buon bisiniss (business); ha un bello stendo (stand) di pinozze (peanuts) in Vico Stretto (Bleecker Street).”

LEGGI L’INTERA PREFAZIONE


Adolfo Rossi (1857 – 1921) nato nei pressi di Lendinara (Rovigo), emigrò giovanissimo negli Stati Uniti, dove intraprese la carriera giornalistica. Rientrato in Italia, è stato corrispondente di guerra per il Corriere della Sera e ispettore del Commissariato sull’Emigrazione Nazionale.


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