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Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta – Giuseppe Buttà


Un cappellano dell’Esercito Borbonico racconta la spedizione dei Mille dalla parte degli sconfitti

Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta

Autore: Giuseppe Buttà
Titolo: Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta
Collana: Pillole per la memoria
Isbn: 978-88-96576-09-0
Pagine: 400
Formato: 15×22 cm
Copertina: morbida
Prezzo: € 21,50 € 17,20
Prezzo ePub: € 3,30
Protezione ePub: nessuna

L’impresa di Garibaldi è stata narrata innumerevoli volte sui libri, al cinema, in televisione. Ma che accade se a raccontarla è un testimone della parte avversa? Si ottiene un versione dei fatti assolutamente inedita, nonché capace di scandalizzare e stupire.
Questa è la testimonianza di Giuseppe Buttà, cappellano militare dell’Esercito Borbonico, quale fu data alle stampe a fine ‘800 per reagire – nelle intenzioni dell’autore – alla ricostruzione dei fatti compiuta dagli scrittori filo-garibaldini.

Un’opera controversa, che attirò l’attenzione di Leonardo Sciascia ed entusiasmò Carlo Alianello; e ora presentata per la prima volta in formato digitale.

Un tassello della storia italiana che non si può continuare a ignorare.

Dalla prefazione:

Comunque la si pensi, resta un dato di fatto, che non possiamo più continuare a ignorare: l’unificazione dell’Italia non è stata l’allegra scampagnata a suon di fanfare e sventolio di bandiere che ci hanno dipinto per anni; né la realizzazione tardiva di un desiderio radicato nelle popolazioni della penisola. Si è trattato invece di un evento controverso, sanguinoso, che ha messo contro italiani e italiani e ha lasciato dietro di sé uno strascico irrisolto di problemi, frustrazioni di cui non riusciamo tuttora a liberarci; come fosse un trauma collettivo che non superiamo perché abbiamo rimosso il ricordo della sua causa. […]
Davanti a questo dato di fatto, abbiamo due possibilità.
Una, continuare a nascondere la testa nella sabbia e bere una ricostruzione della storia parziale, retorica e – diciamola tutta – oramai un ferrovecchio; storia fatta di tamburini sardi, vedette lombarde, elmi di Scipio e via dicendo.
La seconda opzione, iniziare a rispolverare anche le ragioni degli sconfitti; leggere le loro testimonianze; non necessariamente condividere, ma quantomeno stare ad ascoltare. E cercare finalmente di capire da dove veniamo: l’unica cosa rispettabile che un popolo serio possa fare.

LEGGI L’INTERA PREFAZIONE


Giuseppe Buttà (1826-1886) siciliano di Naso (Messina), fu cappellano militare del 9° Cacciatori dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie. Dopo l’unità d’Italia andò in esilio a Roma, dove intraprese la carriera di scrittore. Fra le sue opere: I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli e il romanzo Edoardo e Rosolina.

Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta
Lo sconto riguarda esclusivamente le copie cartacee acquistate presso Lulu.com
        

8 commenti a “Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta – Giuseppe Buttà”

  1. emilano
    10 febbraio 2012

    …troppi canguri giganti, calabraghe, opportunisti, o franza o spagna purkesemagna…

    prima con urss poi con usa domani con cina……

    cerchiobottismo pilatesco opportunismo, doppiogiochismo….

    questa è la verità…altro che la storia scritta per le scuole …scritta dai vincitori….

    italien ist eine geographische begriff!!!! e poi si incazza la lega ( con la l minuscola)
    ma non sono stati i “lumbard” magnapulenta a andare nel sud????

  2. Fabrizio D'Alfonso
    27 dicembre 2010

    Giuseppe Buttà (1826-1886), cappellano dell’esercito borbonico, partecipò a tutte le vicende di guerra seguite allo sbarco dei garibaldini, fino al crollo finale del Regno delle Due Sicilie. Questo suo libro di memorie sopravvive faticosamente all’oblio al quale la generale retorica risorgimentale ha condannato la voce dei vinti. Dico ‘faticosamente’ perché mi sembra che anche un lettore simpatizzante come Leonardo Sciascia, nella sua Presentazione (ed. Bompiani 1985), si limiti a cogliere l’aspetto ‘dilettoso’ di questo libro e ne sottovaluti il valore di verità storica. Il ‘diletto’ che Sciascia trova in questa lettura dovrebbe consistere, almeno per me, nella passione e nella rabbia che una cronaca partigiana ma onesta, lucida, argomentata e sarcastica può suscitare in lettori che amano la verità e non sopportano le ingiustizie. Ma Sciascia, usando un termine blando e quasi insignificante come ‘diletto’, dimostra di essere lontano da questi sentimenti di forte partecipazione.
    Sul piano storico, poi, credo che Sciascia sia completamente fuori strada quando minimizza il valore del libro con queste osservazioni. “Della seduzione degli ideali unitari e patriottici, dell’aspirazione alla libertà, di tutte le illusioni che si accompagnavano alla volontà di fare l’Italia, della cultura che le suscitava, [Buttà] non sa e non vuole tener conto”, ecc. ecc.
    Prima di tutto, questo non è del tutto vero, perché Buttà sa riconoscere la buona fede e l’onestà di molti giovani garibaldini e confessa di avere avuto in gioventù un periodo di ‘ardore liberalesco’ ispirato dalla lettura di storici italiani e francesi. Ma soprattutto le osservazioni culturaliste di Sciascia sono fuori luogo, perché non c’entrano niente con la materia greve e incontestabilmente reale che il libro racconta. Sarebbe come se ai grandi libri di denuncia dello stalinismo, scritti da uomini e donne che hanno conosciuto con il proprio corpo quella inimmaginabile realtà, qualcuno obiettasse: “Ma in queste opere non c’è nessuna eco delle grandi utopie socialiste, nessun riflesso della cultura illuminista! Questi signori ignorano completamente il profondo pensiero di Carlo Marx!”
    A queste riflessioni da pallidi letterati cacciatori di farfalle, i Giuseppe Buttà, i Solženicyin, i Kravchenko, le Margarete Buber-Neumann e tanti altri scampati dall’inferno della storia potrebbero opporre una alzata di spalle di pietoso compatimento.

  3. annalaura
    17 agosto 2010

    salve a tutti ho letto anche io il libro in questione ed è realmente interessante conoscere la storia scritta da persone che realmente hanno vissuto in quel periodo….anche io posseggo una copia originale del libro 2° edizione del 1862, tenuta benino………ciao

  4. Giuseppe Pavone
    17 agosto 2009

    Salve,
    sono discendente diretto del capitano Benedetto Pavone del 14° Battaglione Cacciatori che partecipò all’intera Campagna d’autunno e decorato il 12 dicembre per il valore mostrato nel’attacco al colle Lombone, anche questodescritto dal Buttà.
    Chi ne volesse sapere di più può cercare in internet Benedetto Pavone e troverà altre informazoni.
    Prossimamente uscirà per i tipi dello Stato Maggiore dell’Esercito un mio contributo sul 14° battaglione compresa la trascrizione del suo diario ancora inedito.
    Io posseggo una copia del libro di Buttà, comunque complimenti per la sua diffusione in Internet.
    Saluti.
    Giuseppe Pavone.

  5. Marco ( Discendente del fratello di Morelli Francesco)
    12 agosto 2009

    In riferimento al magistrato Morelli Francesco. fedele ai borboni, e certo che si riferisca all’intentente Morelli Francesco in carica a Teramo dal 1857 al 1859?

  6. Francesco
    12 ottobre 2008

    Ottimo libro, ottimo scrittore, forse mio lontano antenato.

  7. massimo
    8 agosto 2008

    Viva i Borbone, viva il Sud libero, fuori l’italia ed il tricolore dalla Stato del Sud

  8. francesco
    2 agosto 2008

    ottima scelta; propongo per rimanere in tema il classico di De Sivo Giacinto,nato a Maddaloni(CE) e morto a Roma in esilio 1864 circa “Storia delle Due Sicilie dal 1848 etc.” una delle poche testimonianze di parte più organiche e complete dei fatti.

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