Scritti politici – Giacinto De Sivo

« La patria nostra era buona, era bella, era il sorriso del Signore. L’invidia, l’ateismo e l’ambizione congiurarono insieme per abbatterla e spogliarla. »

Scritti politici, Giacinto De Sivo

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Autore: Giacinto De Sivo
Titolo: Scritti politici
Collana: Pillole per la memoria
Isbn: 978-88-96576-20-5
Pagine: 156
Copertina: morbida
Prezzo: 12,00
Isbn ebook: 978-88-96576-37-3
Prezzo ebook: 3,99

Storico, romanziere e tragediografo conosciuto ai più per la monumentale Storia delle Due Sicilie, Giacinto De Sivo è stato anche, negli anni ’50 e ’60 del XIX secolo, autore di svariati saggi di stampo politico, nei quali meglio ha potuto precisare il proprio pensiero. Raccolti per la prima volta in un unico volume, essi costituiscono un’appassionata, estrema difesa del morente regno borbonico e un atto d’accusa contro le fragili basi politiche e morali su cui l’autore vede fondarsi l’Italia unita.

Il volume contiene: Elogio di Ferdinando Nunziante (1852), Discorso pe’ morti nelle giornate del Volturno (1861), L’Italia e il suo dramma politico nel 1861 (1861), I Napoletani al cospetto delle nazioni civili (1861), Canzone all’Italia (1865).

Dalla prefazione:

Il nome di Giacinto De Sivo resterà per sempre legato alla Storia delle Due Sicilie, la sua opera più imponente e più letta, anche se non con il successo che avrebbe meritato. E tuttavia, rispetto a quella, i presenti scritti, per quanto composti in base all’urgenza del momento, per occasioni particolari, o per commentare fatti contingenti dell’attualità, hanno un loro particolare interesse nel presentarci in forma più completa il pensiero dell’autore. Un pensiero che soltanto a una lettura superficiale potrebbe essere liquidato come reazionario e retrogrado. Certo, nasce da una bruciante esperienza che lo spinge a esprimersi in una forma veemente, sarcastica, talora violenta; ha però una sua lucidità nel denunciare la faciloneria e l’ipocrisia dell’illusione di fare uno stato dal nulla calpestando storia, tradizioni e quelli che oggi chiameremmo diritti umani. Ma De Sivo in queste pagine non si limita a distruggere, ci lascia anche intravvedere, sia pure in modo sfuggente, l’aspetto propositivo del suo pensiero: il ripudio dell’espansionismo militaresco, l’idea federalista considerata come la più adatta per la particolare storia politica e culturale della penisola italiana, un certo universalismo cristiano che lo porta a prediligere la multi-culturalità al nazionalismo: « Anzi che abolire la idea di straniero, la esageriamo, e risvegliamo le gelosie e le ambizioni. Ma questo pensiero che ne richiama a’ tempi rozzi, e fa considerare nemico qualunque parli diversa lingua, è pensiero vecchio che accenna a disgiungere quanto Cristo annodava; è ritorno al paganesimo che appellava barbaro lo straniero, e lo voleva morto o servo. »

LEGGI L’INTERA PREFAZIONE


Giacinto De Sivo (1814-1867) originario di Maddaloni, ricoprì incarichi amministrativi nel Regno delle Due Sicilie. Più volte arrestato dopo l’unità d’Italia a causa delle sue simpatie filoborboniche, morì in esilio a Roma. Dell’autore le Edizioni Trabant hanno pubblicato la Storia delle Due Sicilie 1847-1861.


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