di Marcello Donativi
14 dicembre 2025

Se fosse nato qualche decennio più tardi avrebbe disegnato fumetti. Ma i tempi non erano maturi, e così Enrico Novelli, in arte Yambo (1874-1943), si dedicò a quelle che chiamava “storie pupazzettate”. Romanzi, cioè, nei quali le illustrazioni non erano un semplice corredo, ma parte integrante della storia. I disegni erano importanti quanto e forse anche più del testo, e l’immagine e la parola viaggiavano assieme, si incastravano, si inseguivano. Chiamateli pure, se volete, degli antenati dei fumetti.
È spesso considerato uno dei pionieri della fantascienza e del romanzo d’avventura. Ma questa definizione, che renderebbe orgoglioso chiunque, pure non gli rende giustizia. Perché le storie di Yambo erano sì avventurose, avveniristiche, parlavano spesso e volentieri delle innovazioni tecnologiche presenti e future, ma tutto con il filtro della leggerezza, di un umorismo surreale e anche un po’ caciarone, di chi rifiuta di prendersi troppo sul serio. Basta scorrere i nomi di alcuni personaggi: Alcibiade Senofonte Ricciarelli, Amilcare Robustini, Clodoveo Scannabecchi, Lodovico Spalagrande. Un caleidoscopio di figure umane grottesche, spesso costruite su un gioco di stereotipi consapevolmente faciloni: l’inglese spocchioso, lo yankee alla mano ma anche ossessionato dalla competizione, il pellerossa con la fissa di prendere gli scalpi, il russo in stato di perenne complotto contro lo zar, e poi l’italiano coraggioso e onesto che, grazie alla sua furbizia, vince su tutti. Come nelle barzellette.
Bisogna anche ammettere che questo gioco di luoghi comuni portava spesso a certe generalizzazioni che, se all’epoca erano ben accette, al giorno d’oggi fanno storcere il naso (o, almeno, me lo auguro). Così gli abitanti dell’Africa centrale, chiamati esplicitamente con la n-word, sono o violenti cannibali, o esseri allo stesso tempo forzuti e paurosi, guardati non con disprezzo, ma con la condiscendenza di chi si sente il padrone. Oppure parlano con le b e le g, come in certi doppiaggi dei cartoni animati del tempo. Ma anche questo è un aspetto della storia della cultura, ed è utile ricordarsene, non fare finta che non ci sia mai stato.

Mi sono affezionato a Yambo mentre preparavamo la collana Quante Storie. Andavo alla ricerca di precursori italiani della fantascienza e in un saggio sull’argomento mi ero imbattuto in un’opera dal curioso titolo de Gli eroi del Gladiator. Ero così riuscito a procurarmi una sbrindellata ristampa del 1930, sulla quale poi abbiamo basato la nostra riedizione del 2018. La storia strampalata di una serie di prodi intenti a costruire una ferrovia che per la prima volta attraversi l’Africa da nord a sud, lottando contro banditi, cannibali e chi più ne ha più ne metta.

Qualche anno più tardi abbiamo ristampato anche Due anni in velocipede, una sorta di remake del Giro del mondo di Jules Verne in cui però i protagonisti utilizzano esclusivamente la bicicletta, questo – per l’epoca – nuovissimo mezzo di trasporto. Da qui il fatto che, dovendo pedalare, invece di ottanta giorni ce ne mettono dieci volte di più. Anche in quel caso siamo partiti da un’edizione successiva dell’opera (questa volta del 1926), salvo poi scoprire che in questa ristampa era stato omesso un capitolo sulla storia della bici ritenuto a quel punto superfluo. Fortunatamente abbiamo recuperato anche un’edizione del 1900, così che al momento possiedo due copie di questo romanzo (ma no, non sono in vendita).
Nel mentre ho collezionato anche altri suoi titoli, ancora in attesa di riedizione, e forse chissà, un giorno vedranno la luce.
Un autore fondamentale per chi è stato bambino in quell’epoca, e che oggi si sta lentamente recuperando. Se qualcuno di voi ha letto La misteriosa fiamma della regina Loana di Umberto Eco, romanzo che è un atto d’amore per la letteratura per ragazzi di quella generazione, be’, farebbe bene a riprendere in mano il volume e fare caso al nome del protagonista. Si chiama Yambo.
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